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REDDITO MINIMO GARANTITO. Un progetto necessario e possibile

Le misure di reddito minimo in Europa possono essere schematizzate in 4 tipologie: in alcuni paesi è presente una misura universalistica, in altri una misura di base con delle integrazioni, in altri ancora una misura minima e discrezionale e, infine,...

Bin Italia (Basic Income Network)

Editore: Edizioni Gruppo Abele Anno: 2012

Le misure di reddito minimo in Europa possono essere schematizzate in 4 tipologie: in alcuni paesi è presente una misura universalistica, in altri una misura di base con delle integrazioni, in altri ancora una misura minima e discrezionale e, infine, una misura limitata o parziale. All’interno di ciascun modello, i sistemi nazionali si caratterizzano per le loro diverse capacità di intervento, dovute all’ammontare del beneficio, alla durata, al fatto che siano condizionate al lavoro, ecc…
La dimensione del beneficio economico, per esempio, è molto diversa a seconda del paese. Ciò ha dato vita a un dibattito in Europa e ha fatto emergere la questione di come individuare misure comuni o quantomeno similari. A descrivere le diverse misure in atto nel continente è il volume “Reddito minimo garantito. Un progetto necessario e possibile”, realizzato da Bin Italia e edito dalle Edizioni Gruppo Abele. La misura universalistica (in auge in Austria, Belgio Cipro, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Finlandia, Olanda, Portogallo, Romania, Slovenia e Svezia) è relativamente semplice, destinata a coloro che dimostrano di non avere mezzi sufficienti a sostenere se stessi. Anche se tra i paesi che hanno questa misura esistono differenze, il principio che li accomuna è quello di garantire una “base economica". Ci sono poi paesi (Spagna, Francia, Irlanda, Malta e Regno Unito) in cui è presente una misura di base con diverse integrazioni. In questi paesi, esistono schemi che hanno sviluppato una diversa rete di interventi. La misura è destinata a gruppi sociali diversi tra loro (famiglie monoparentali, malati, disabili, disoccupati, pensionati a basso reddito, ecc…). Sono generalmente accompagnati da misure a ultima istanza e dunque in grado di coprire la maggior parte di coloro che hanno urgente bisogno di sostegno. Vi è poi il caso di paesi (Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia) dove è presente una misura minima e discrezionale. Si tratta di schemi piuttosto limitati, sia rispetto all’ammissibilità del beneficio che della copertura economica. Infine, una misura limitata o parziale (presente in Italia, Grecia, Ungheria e Bulgaria). In questo caso si tratta di misure frammentate e parziali, limitate ad alcune categorie sociali e non coprono coloro che hanno urgenti necessità economiche. Non si sono sviluppati modelli di reddito minimo anche se in Italia, per esempio, esistono alcune misure regionali. In questi ultimi Paesi, dunque, la protezione sociale risulta frammentata e indebolita sul piano universale e con alcune forme di garanzia solo per specifiche categorie sociali.  Nella maggior parte degli stati membri, dunque, il reddito minimo costituisce una forma di sostegno basata sull’accertamento delle necessità e dello stato di bisogno ed è rivolta soprattutto alle persone che non hanno un’occupazione. Le più diffuse condizioni di ammissibilità dei beneficiari riguardano l’età, la residenza, la mancanza di risorse finanziarie e l’attivazione alla ricerca di lavoro. In molti Paesi, come visto, gli schemi di reddito minimo sono affiancati da altre misure integrative. Parliamo, per esempio, di misure per la casa, per i minori, per l’educazione. In linea generale, gli osservatori ritengono che i Paesi che hanno uno schema di reddito minimo completo, accessibile e semplice sono l’Austria, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, la Danimarca, la Germania, l’Irlanda, la Finlandia e la Svezia. “Questi Paesi e questi modelli - si legge nel volume edito dal Gruppo Abele – sembrano raggiungere e garantire una completa copertura alle persone che richiedono il beneficio. Anche se, secondo alcuni esperti, questi schemi intervengono sostanzialmente nel momento in cui la povertà non è più un rischio ma un dato di fatto.
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