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LE RETI DEL VALORE. Migrazioni, produzione e governo della crisi

Mentre si leggono continuamente segnali di ripresa economica e di volta in volta si celebra la fine della crisi, emerge con chiarezza come la recessione sia diventata invece un elemento centrale nella gestione mondiale dei processi produttivi. La pol...

a cura di Sandro Chignola, Devi Sacchetto

Editore: DeriveApprodi Anno: 2017

rvMentre si leggono continuamente segnali di ripresa economica e di volta in volta si celebra la fine della crisi, emerge con chiarezza come la recessione sia diventata invece un elemento centrale nella gestione mondiale dei processi produttivi. La politica della crisi è governata attraverso l’emergenza, uno strumento giuridico e istituzionale per rilanciare il processo di accumulazione. La crisi diventa perciò – nulla di paradossale – lo stato normale di quella che ci appare una nuova forma politica di accumulazione. Questo volume raccoglie saggi che si soffermano sui cambiamenti nella composizione di classe in Europa connessi al profondo processo di riorganizzazione produttiva degli ultimi venticinque anni, evidenziano come i regimi della messa al lavoro siano caratterizzati da evidenti forme di segmentazione e differenziazione che si sviluppano in modo peculiare all’interno di ogni singolo contesto socio-politico, ma che paiono costituirsi come un elemento relativamente omogeneo a livello internazionale. In questa nuova composizione di classe i migranti costituiscono un elemento centrale perché irriducibili alle figure del lavoratore salariato classico, mettendo in campo processi di conflittualità che scardinano le forme tradizionali della rappresentanza del lavoro. Reti produttive transnazionali attraversano e riconfigurano i confini mentre nuove soggettività e nuove pratiche li sfidano. È sul livello solo apparentemente più debole e "basso" che potenti processi di soggettivazione vengono tracciati e possono perciò essere indagati e rivendicati. La libertà di movimento in Europa è anche l'espressione di un potere dei lavoratori, per quanto essi si muovano da un lavoro precario all'altro. La discussione sulla sospensione di Schengen ci sembra perciò una partita che deve essere riferita non solo alla possibilità di migliaia di profughi di ottenere decenti condizione di vita, ma anche alla realtà di milioni di migranti ingovernabili che si muovono in Europa cercando di smarcarsi dalla regressione sociale a cui l'austerità parrebbe relegarli.

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