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SCUOLA A ROTELLE. La disabilità tra i banchi

È possibile raccontare la disabilità a scuola in una chiave ironica, autoironica e a tratti scanzonata, con tutto il suo portato di frustrazioni e privazioni quotidiane? È possibile descrivere un vissuto fatto di continui ostacoli materiali e psicolo...

Ileana Argentin, Paolo Marcacci - Prefazione di Gianni Cuperlo

Editore: Donzelli Anno: 2017

SarÈ possibile raccontare la disabilità a scuola in una chiave ironica, autoironica e a tratti scanzonata, con tutto il suo portato di frustrazioni e privazioni quotidiane? È possibile descrivere un vissuto fatto di continui ostacoli materiali e psicologici da superare, senza mai indulgere all’autocommiserazione? Ecco l’esperimento riuscito nelle pagine di questo libro a Ileana Argentin e Paolo Marcacci, che narrano l’esistenza dei disabili attraverso due punti di vista differenti ma complementari – quello di lei, disabile quasi fin dalla nascita e mai arresasi alla propria condizione, che anzi ha scelto di sublimare nell’impegno politico a beneficio del mondo dell’handicap; quello di lui, insegnante di lettere da anni alle prese con allievi disabili, portatori di handicap non meno che di entusiasmi, voglia d’integrazione e contagiosa felicità. Dalla trepidazione del primo giorno di scuola al rapporto tra insegnanti e genitori, dalle barriere fisiche a quelle comunicative con i compagni di classe, il racconto di Argentin e Marcacci affronta una dimensione intima e al contempo collettiva, fonte di goffi imbarazzi e ineludibili sofferenze. Il loro approccio autentico e irriverente porta a galla quel tanto di comicità che balugina sul fondo di ogni situazione esistenziale e ci rende più intelligibile un universo di ostacoli e sensibilità che un eccesso di tatto o di politically correct finisce spesso per rendere troppo opaco e distante. Nel dialogo serrato tra l’orgoglio di chi vive ogni giorno le sfide della disabilità e la consapevolezza di chi, dalla sponda dei cosiddetti "normali", coglie l’inadeguatezza latente in ognuno di noi, quel che per il senso comune è banalmente una fonte di sofferenza, ci appare, sorprendentemente, come un modo di essere. Ne risulta un’istantanea fedele e al contempo vitale e gioiosa dell’handicap realmente vissuto tra i banchi di scuola.

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