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Il "Piano nazionale" della discordia

Lo schema del "Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva" è stato consegnato al governo il 15 ottobre 2009, dopo due anni di lavoro e un’assenza programmatica che si fa sentire dal 2005. Il "Piano di azione" fissa le priorità dei programmi di azione e di intervento riferiti ai minori, indirizzando dunque le politiche attuate nei confronti di bambini e adolescenti ad ogni livello dell'amministrazione centrale e periferica dello Stato. Viene preparato dall'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, organismo del quale fanno parte le amministrazioni centrali (ministeri, dipartimenti), le regioni e gli enti locali (Conferenza Stato-Regioni, Anci, Upi), sindacati (Cgil, Cisl, Uil), ordini professionali (assistenti sociali, avvocati, giornalisti, educatori.), associazioni e organizzazioni non governative che si occupano d'infanzia (Unicef, Cnca, Anfaa, Arci, Azione Cattolica, Agesci, Ai.bi) ed esperti del settore. Il testo predisposto dall'Osservatorio è oggetto, per prassi, di una deliberazione preliminare da parte del Consiglio dei ministri, che lo inoltra alla Commissione bicamerale per l'infanzia e alla Conferenza unificata per i pareri di rito, prima dell'adozione con Decreto del presidente della Repubblica (Dpr) previa nuova deliberazione del Consiglio dei ministri. Ci si attendeva che questo iter si concludesse entro la Conferenza nazionale sull’infanzia (Napoli, 18-20 novembre 2009), ma il governo – fronteggiando la protesta delle principali associazioni – ha chiesto per due volte un rinvio garantendo di approvarlo entro il 31 dicembre 2010.
Tra i nodi critici: le norme sull'adozione, l'istituzione del Tribunale della famiglia, il ricongiungimento familiare per gli stranieri e il piano abitativo e di sostegno per minori rom, sinti e camminanti.

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