La vita quotidiana dietro le sbarre: studio, lavoro, amore, cucina
Gomorra bestseller anche tra le sbarre
BOLOGNA - La vista di un detenuto non può spaziare sull’orizzonte. L’uomo che ha perso la libertà deve imparare a guardare oltre con la mente, a superare le barriere fisiche con l’immaginazione. “Sia le onde, sia i fiori e l’amico toccherei con mano!! Ah, se potessi, con il pensiero, abbattere questo muro che mi tiene così… lontano!!!”, scrive Nunzio dalla sua cella. La lettura contribuisce a demolire le pareti della prigione, aiuta a sentirsi più vicini alla propria casa, anche se molto lontana, ai propri affetti e a una realtà “esterna” che un giorno, in qualche caso, sarà di nuovo lì.
La biblioteca all’interno degli istituti penitenziari svolge un ruolo fondamentale nella vita dei detenuti, tanto che già nel 1975 una legge obbligava tutte le carceri italiane a possederne una. Tuttavia, a causa della mancanza di fondi, le biblioteche, laddove presenti, permanevano in una condizione di totale abbandono o, nei casi più rosei, somigliavano a polverosi magazzini in cui “persone che volevano svuotare la soffitta, riversavano libri obsoleti, sporchi e rovinati”, specifica Marina Menni, responsabile dell’ufficio biblioteche di Brescia, “ non consoni, in ogni caso, alle richieste dei detenuti: libri in latino o trattati di filosofia avanzata e matematica”. Un’indagine promossa nel 1997 dall’Istituto di biblioteconomia e bibliografia dell’Università di Milano fotografava una realtà precaria e disorganizzata. A fronte di 205 istituti penitenziari, solo 79 avevano risposto al questionario e di questi, meno di 10 disponevano di una struttura bibliotecaria, spesso gestita da volontari privi di qualsiasi competenza.
In seguito, un lungo percorso lavorativo ha coinvolto le amministrazioni locali, supportate dalle biblioteche civiche, da cooperative sociali e da volontari per il recupero e la corretta gestione di questa importante risorsa. “Il primo passo compiuto sette anni fa” afferma Marina Bolletti, volontaria della biblioteca Tommaso Campanella del carcere di Padova “è stato quello di lavorare molto sullo scarto, con i criteri standard usati nelle biblioteche civiche. Il secondo, poi, è stato quello di creare un catalogo nuovo, seguendo regole ben precise”. Stesso procedimento per la casa di reclusione di Canton Mombello di Brescia. “Abbiamo operato una ripulitura prima del 2005” afferma Marina Menni “su 10.000 volumi presenti se ne sono salvati solo 2.500. Lo scarto è stato effettuato da persone del mestiere che sanno a quali canoni rispondono i libri da tenere in una biblioteca”. Imprescindibile, dunque, la presenza di personale qualificato – non ancora inserito a tutti gli effetti nel sistema carcerario italiano - per la selezione e la catalogazione del materiale presente e di quello in arrivo grazie ai lasciti. Libri donati, raccolte fondi per riuscire a esaudire le richieste letterarie dei detenuti, e, talvolta, prestiti interbibliotecari che coinvolgono le biblioteche “esterne”, sono frutto di una realtà che si sta evolvendo. Tuttavia, per creare un sistema che tenga conto dei vari interessi culturali e della provenienza delle persone recluse in carcere – commentano molti operatori del settore - è necessario che le biblioteche degli istituti penitenziari divengano biblioteche civiche a tutti gli effetti, interconnesse stabilmente con le istituzioni bibliotecarie presenti sul territorio. (Sara Occhipinti, Master in giornalismo Iulm, Milano)
© Copyright Redattore Sociale