La vita quotidiana dietro le sbarre: studio, lavoro, amore, cucina
Detenuti stranieri: si legge in arabo, francese, rumeno. E oggi anche in cinese
BOLOGNA - Stringe tra le mani una vecchia rivista sgualcita inchiostrata di lettere arabe, legge lentamente ogni parola, la pesa e la pondera, e nel cuore ha tutta la serenità di chi si sente a casa. Quei pochi centimetri di carta hanno un potere magico, quello di riaccendere il ricordo della patria, della libertà e della speranza di uscire un giorno dal carcere. Nei luoghi di detenzione gli stranieri sono circa il 37%, ma in alcune province italiane si toccano punte di oltre il 70%, come al carcere di Verziano di Brescia o alla Casa di Reclusione di Padova (60%). Per questo le biblioteche hanno dovuto fare i conti con una richiesta di letture in lingua straniera, soprattutto in arabo, francese e portoghese, mentre al carcere Dozza di Bologna c’è anche l’esigenza di leggere il cinese.
La cooperativa AltraCittà di Padova gestisce la biblioteca all'interno della Casa di reclusione locale: “Vi sono delle sezioni di libri in lingua (araba, rumena, albanese, inglese e spagnola) – dice Valentina della cooperativa -. La maggior parte dei libri presa a prestito è in arabo, dato direttamente proporzionale al numero di detenuti provenienti dal medio oriente e dal nord Africa. Inoltre, una volta la settimana, portiamo all'interno i quotidiani in lingua araba, che girano all'interno delle sezioni dell'Istituto”. Due volte al mese si tiene un gruppo di lettura in lingua araba, a leggere è una studentessa ventisettenne palestinese, Fidaa Abuhamdiya: “La Cooperativa aveva bisogno di qualcuno che catalogasse i libri in lingua araba, così ho iniziato a lavorare all’interno del carcere. E mentre me ne stavo lì a parlare con i carcerati stranieri mi sono resa conto di quanto avessero bisogno di ascoltare la lingua dell’infanzia, per potersi distrarre dalla loro situazione, per poter volare con l’immaginazione fuori dalle sbarre, per tornare indietro nel tempo, a quando la prigione non c’era ancora. Da qui l’idea dei reading in arabo". Sono gli stessi detenuti stranieri a scegliere i testi: “Amano moltissimo l’inno tunisino ("La volontà di vivere": Se un giorno il popolo vorrà vivere, il destino allora dovrà assecondarlo. La notte deve dissiparsi e le catene devono spezzarsi. Chi non è stato baciato dall’amore per la vita si è dissolto nel nulla", ndr) , ma anche le poesie che parlano d’amore, libertà e religione”.
Nei due carceri di Brescia i libri in lingua più richiesti sono in arabo, romeno, albanese, russo, ispanoamericano e francese, ma i testi stranieri sono di difficile reperimento: “Così si sopperisce alla carenza attraverso le riviste in lingua o con libri ricchi di immagini. Inoltre gli stranieri chiedono spesso di poter leggere grammatiche italiane, per imparare la nostra lingua”, dice Marina Menni, responsabile ufficio biblioteche di Brescia. E l’esigenza di avere volumi in lingua straniera è particolarmente sentita alla casa circondariale di Cantonmonbello di Brescia, dove il 71% dei detenuti è di origine straniera. Gli scaffali della biblioteca del carcere Sanquirico di Monza ospitano la più vasta raccolta di testi in lingua straniera presente in Brianza. In carcere invece si trovano romanzi, raccolte di poesie e libri di religione scritti in arabo, albanese e rumeno, le tre lingue straniere maggiormente parlate all’interno del carcere. E tra i libri stranieri il più gettonato è certamente il Corano, richiesto in continuazione e molto spesso mai restituito. (Gloria Riva, Master in Giornalismo Iulm, Milano)
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