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26/05/2010

 

La vita quotidiana dietro le sbarre: studio, lavoro, amore, cucina

Una radio su web per raccontare le storie dei detenuti

BOLOGNA - Una trasmissione radiofonica per raccontare le vite e la realtà del carcere. Questo è il progetto che partirà a fine maggio realizzato dai detenuti del carcere di San Michele di Alessandria in collaborazione con la Web Radio “Radio Gold” , che settimanalmente mette a disposizione uno spazio nel palinsesto per raccontare le storie dei detenuti. Prima esperienza di questo genere in Piemonte e una delle prime in Italia. La storia di questo progetto inizia nel 2003, quando il giornalista Giovanni Rizzo, grazie alla collaborazione con Rosaria Marino, direttrice del carcere di Alessandria,  apre l'edizione di “Altrove”, il periodico interno del carcere. Inizia così un lavoro mirabile di racconto, dove i detenuti non solo riportano le loro storie, ma si interrogano sui tanti problemi che comporta la vita in carcere. Non solo:  nell'ultimo numero infatti si è parlato di un tema difficile, come la morte. Non solo quella “anomala”, senza spiegazioni (mente sono tanti i  suicidi, cresciuti esponenzialmente proprio in questi ultimi mesi), ma anche la morte “normale” che in carcere rimane comunque diversa, e ancor più dolorosa.

Dal giornale il passo alla radio web diventa semplice e forse naturale come spiegano i detenuti che sono coinvolti nel progetto. Abdelaim uno dei fondatori del giornale racconta: “Prima di entrare a far parte di questo mondo, quando ancora ero in libertà, per me il carcere era come se non esistesse. Quando però mi hanno arrestato, volevo che qualcuno si interessasse al mondo carcerario. Nostro obiettivo è dare voce al carcere. Per questo la radio è per noi un ottimo mezzo per comunicare, uno dei più semplici. Anche se l’esperienza è cominciata da poco, spero faccia conoscere la realtà carceraria. Cercheremo di raccontare nella prima trasmissione il passaggio dalla libertà alla detenzione. Ma non solo, nelle prossime puntate approfondiremo la vita del carcere: cosa si fa e che persone ci sono e i loro percorsi rieducativi”.

E di percorsi rieducativi parla anche Elchimmi, un altro detenuto del carcere San Michele di Alessandria, che lavora al progetto radiofonico: “E’ un’esperienza positiva che ti permette di tenere allenata la mente. Perchè scrivi e rifletti su argomenti che riguardano non solo il carcere, ma anche la società. Gli articoli e la radio in qualche modo mettono in contatto il detenuto con l’esterno”. Un esperienza innovativa, dove il carcere non solo si racconta tramite il giornale, ma si fa sentire, dando corpo e sostanza a pensieri che fino ad ora erano solo scritti. Come racconta Daniele: “La radio è un  modo per farci sentire fuori dalle mura del carcere. Cerchiamo di portare avanti questa esperienza nella maniera migliore possibile. Di solito quando in una città ci sono realtà come quella del carcere, spesso questa viene dimenticata, considerata un tabù. La radio ci permette di ricordare alla gente che il carcere esiste e che fa parte della città, quindi non deve essere dimenticato”. (Salvatore Filippone, Master in giornalismo Iulm, Milano)

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