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Lavori pubblica utilità: a Milano troppe richieste e pochi posti

08 giugno 2012

MILANO – Mamadou, 53enne di Brugherio, fermato in auto la sera di Capodanno per aver bevuto qualche bicchiere di troppo, è scampato a una multa salata e alla confisca dell'auto. Come? Grazie ai lavori di pubblica utilità, introdotti da un decennio, ma favoriti realmente dal 2010 come alternativa alla pena 'tradizionale' per chi viene sorpreso, tra l’altro, alla guida in stato d'ebbrezza. Non sono altro che un periodo di volontariato, stabilito in base alla sanzione (due ore di lavoro corrispondono a un giorno di reclusione e a 250 euro di multa), da svolgere in associazioni o enti pubblici convenzionati con il tribunale. Una pratica che ha riscosso successo tra i milanesi, che sempre di più scelgono quest'opzione. La conseguenza è che ci sono tante richieste a fronte di pochi posti. Nella provincia di Milano infatti sono solo 15 (11 associazioni e 4 Comuni), gli enti autorizzati ad accogliere i volontari e le liste d'attesa si allungano. “Nel 2011 – spiega Claudio Castelli, dell'ufficio del Gip di palazzo di Giustizia – le persone giudicate per questo reato sono state 2.254. Di questi circa 350 sono stati assegnati ai lavori di pubblica utilità”. L'intenzione però, afferma Castelli, è di “raddoppiare in tempi rapidi” il numero di enti disponibili. Diversa la situazione a Brescia, dove sono 45 gli enti convenzionati e non ci sono problemi di affollamento.

Anche Mamadou ha avuto difficoltà a trovare un posto libero in cui svolgere le ore assegnategli dal tribunale. Da un mese lavora alla Casa della carità di Milano, dove oggi prestano servizio sette persone e altre nove sono in lista d'attesa. Per riavere patente e macchina il 53enne dovrà passare 250 ore con gli anziani ospitati dal centro. È lì da un mese ed è entusiasta. “Mi si è aperta una finestra sul mondo e una volta finito manterrò i rapporti” racconta. Anche altri due “volontari” scontato il periodo stabilito dal Tribunale hanno deciso di continuare a dare una mano alla Casa della carità. Mamadou ha tre figli e, spiega, la possibilità di rendersi utile per scontare la sua “disgrazia”, gli ha permesso di mantenere la serenità in famiglia e di non sentirsi un criminale. “Questa opzione, garantita a chi viene fermato in stato d'ebbrezza - sottolinea don Virginio Colmegna, fondatore dell'associazione - apre un tema centrale: la possibilità di gestire la pena in termini di utilità sociale”.

Le uniche condizioni per poter svolgere i lavori di pubblica utilità sono: non aver provocato o essere stato coinvolto in un incidente ed essere stati fermati con un livello di alcol superiore allo 0,8 (la soglia massima consentita è 0,5). Una volta terminato il periodo di lavoro, che non può superare le sei ore alla settimana, vengono garantiti: l'estinzione del reato penale, la revoca della confisca dell'auto o della moto e il dimezzamento del periodo di sospensione della patente. (Ludovica Scaletti)