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Lpu: ex “condannato” ora fa prevenzione dell’abuso di alcol e droghe

08 giugno 2012

BOLOGNA – C’è chi si occupa della pulizia delle aree verdi pubbliche e chi collabora a eventi o manifestazioni. C’è chi esegue piccoli interventi di ripristino dell’arredo urbano e chi supporta l’amministrazione in progetti di promozione del senso civico. E poi ci sono cuochi, addetti a lavanderie industriali e laboratori di elettromeccanica. E chi affianca gli operatori di centri di accoglienza o comunità terapeutiche. Ma c’è anche chi fa data entry per l’osservatorio sull’incidentalità della Provincia. Sono alcuni esempi dei lavori di pubblica utilità svolti dai condannati per il reato di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (articoli 186 e 187 del Codice della strada) che ne hanno fatto richiesta.
Tra gennaio e agosto del 2011 il Tribunale di Bologna ha stipulato convenzioni con 9 enti: Comune e Provincia di Bologna, il Policlinico Sant’Orsola, l’Asp circondario imolese di Castel San Pietro Terme, i Comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Imola e Castel del Rio, e il Centro di accoglienza La Rupe di Sasso Marconi. I posti a disposizione sono una sessantina, ben al di sotto delle richieste, tanto che, in alcuni casi, ci sono liste di attesa. I condannati sono in gran parte giovani (in qualche caso over 40) “beccati” in un’uscita serale con gli amici. E sono pochi i casi di persone con problematiche croniche legate ad alcol e droga. “A noi è capitata una persona con problemi di questo tipo – racconta Crivellati – ma nella maggior parte dei casi si è trattato di episodi a sé, la classica uscita con gli amici”. Dopo il primo anno, gli enti stanno rinnovando le convenzioni perché “l’esperienza è stata positiva”. “È un’occasione per riflettere su ciò che è accaduto – spiega Mattea Crivellati del Centro di accoglienza La Rupe – e su ciò che sarebbe potuto accadere”. E c’è chi ha deciso di continuare a fare volontariato. “Si tratta di un ragazzo che ha lavorato con noi in prevenzione – continua Crivellati – e che ci aiuterà nei banchetti di informazione sulla prevenzione da alcol e droghe che teniamo durante manifestazioni e feste estive”.

Pochi posti e tante richieste. La Legge 120/2010 prevede la possibilità di richiedere la sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità per i reati ex 186 e 187 del Codice della strada e per il reato previsto dall’articolo 73 comma 5 del Testo unico sulla droga (produzione, traffico, detenzione quando il fatto sia di lieve entità e il responsabile sia un tossicodipendente). Ma, come precisa la presidente della Camera penale di Bologna, Elisabetta D’Errico, “non mi risulta che siano mai stati concessi i lavori di pubblica utilità per questo reato”. Negli altri due casi, invece, le richieste ci sono eccome tanto che, in alcuni casi, si creano delle liste di attesa perché molti enti hanno una disponibilità limitata di posti. Come avviene, ad esempio, per i piccoli Comuni della provincia. “Sono decine gli avvocati che ci contattano per avere chiarimenti sul tipo di lavoro e sulla disponibilità – racconta Carlo Arcangeli del Comune d Borgo Tossignano – ma noi abbiamo 1 solo posto a disposizione e le inseriamo solo nel momento in cui la sentenza di condanna è passata in giudicato”.
Da quando il Comune ha attivato la Convenzione nel giugno del 2011 sono 2 le persone che hanno svolto i lavori previsti dalla convenzione: in alcuni casi, le pene sono molto lunghe e la necessità di conciliare questi lavori con l’attività lavorativa del condannato dilata notevolmente i tempi. “In genere si occupano del taglio del verde, dello svuotamento dei cestini o affiancano i cantonieri esterni – continua Arcangeli – ma in un caso abbiamo tenuto la persona in ufficio: era disabile e non poteva manovrare il decespugliatore”. Anche in Provincia c’è solo 1 posto a disposizione di chi vuole svolgere lavori di pubblica utilità e sono 2 le persone finora impiegate dall’inizio della convenzione nell’aprile del 2011 (la scadenza è prevista per l’aprile del 2013 in concomitanza con la scadenza del mandato della Provincia). Il lavoro scelto per loro però è quanto mai appropriato: inserimento dati per l’osservatorio sull’incidentalità. “Abbiamo pensato di agganciare il lavoro al motivo per cui devono svolgere lavori di pubblica utilità – spiega Monica Mazzoni dell’Ufficio statistica della Provincia – Confrontarsi ogni giorno con gli incidenti stradali porta queste persone a riflettere su ciò che è accaduto loro”.

Al Policlinico Sant’Orsola i posti sono 5 (in cucina, al centro stampa e in magazzino), in Comune a Bologna invece sono 25, tutti occupati, mentre al Centro di accoglienza La Rupe ci sono 23 posti disponibili e attualmente sono 11 le persone attive (e 4 quelle che hanno già concluso il percorso). “Per poter inserire queste persone da noi ci sono diversi fattori da considerare – spiega Crivellati – Per il lavoro nelle comunità terapeutiche o nei centri di accoglienza, ad esempio, deve esserci un interesse da parte loro verso il sociale, anche per tutelare le persone che ospitiamo, altrimenti le orientiamo verso i lavori manuali, come la lavanderia o il laboratorio di elettromeccanica”. Alla Rupe prima dell’inserimento si fanno dei colloqui conoscitivi per cercare il contesto migliore in base a capacità, interesse ed esigenze lavorative: “L’obiettivo è sì quello di evitare il carcere o la multa – continua Crivellati – ma deve esserci un valore aggiunto, uno scambio reciproco per poter costruire con loro un percorso”. La convenzione della Rupe scade il prossimo luglio ma c’è l’intenzione di rinnovarla, anche perché, conclude Crivellati, “abbiamo attivi dei percorsi piuttosto lunghi”. L’esperienza è positiva ma andrebbe potenziata. E c’è anche chi la propone come strumento per favorire l’attività (seppure gratuita) dei carcerati. La direttrice della Dozza, Ione Toccafondi, in occasione di un’udienza conoscitiva in Comune sulla situazione dell’istituto da lei diretto, ha affermato: “credo che sarebbero molti i detenuti che accetterebbero di svolgere lavori di pubblica utilità pur di non stare rinchiusi in una cella 22 ore su 24”. (lp)