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Lavori pubblica utilità, l’esperienza di Carlo: Poteva andare peggio…”

08 giugno 2012

NAPOLI – Carlo (nome di fantasia), napoletano, 27 anni, una condanna per guida in stato di ebbrezza mentre era in vacanza in Puglia l’estate scorsa. Avrebbe dovuto pagare un’ammenda di diverse migliaia di euro, il giudice ha deciso di sospendergli la pena e gli ha “ordinato” di scontare 62 giorni di lavoro di pubblica utilità. Carlo è uno dei condannati che espiano la propria pena in maniera “alternativa” al carcere, svolgendo attività a favore della collettività. Da circa due settimane l’uomo trascorre diverse ore al giorno in un sportello di prima accoglienza per senza dimora al centro di Napoli, affiancato dagli operatori sociali della coop che lo gestisce. “Mi sarebbe potuta andare peggio – dice Carlo – In questo modo, sto pagando le conseguenze del mio gesto, che sto ancora scontando con il sequestro della patente e i continui controlli. Ma sto facendo anche un’esperienza importante nel sociale, mi sto confrontando con una realtà che non conoscevo e sto imparando molto dalle persone che frequentano questo centro”.
 
Di casi come il suo se ne contano 50 quest’anno a Napoli. Di questi, 20 direttamente impiegati nei servizi dell’amministrazione cittadina – soprattutto giardinaggio, verde pubblico, segreteria, tempo libero - e 30 affidati a quattro organizzazioni sociali: gruppo di imprese sociali Gesco, Legacoop e le associazioni Avog e Arci, ciascuna con 8 prese in carico. Questi i numeri forniti dall’ente comunale, che il 16 marzo 2012 ha firmato con il Tribunale di Napoli una convenzione, in base alla quale, appunto, 50 condannati per reati minori, come l’abuso di alcool, lo spaccio di sostanze stupefacenti, le violazioni colpose del codice della strada, con sospensione di pena, sarebbero stati impegnati in lavori di pubblica utilità. Obiettivo principale: la rieducazione e il reinserimento sociale di chi ha sbagliato.
Come spiega l’assessore comunale alle Politiche sociali, Sergio D’Angelo: “È un dato ormai acquisito che una percentuale altissima, circa il 70%, dei condannati che hanno espiato la pena in regime detentivo, ritorni ben presto in carcere perché ricade nel delitto. L’obiettivo è quindi quello di offrire una ‘seconda possibilità’ a chi ne faccia richiesta, offrendo un percorso alternativo e rieducativo. Provvedimenti di questo tipo rappresentano anche un modo per ricordare alla nostra amministrazione e a tutti i cittadini che le persone che vengono punite restano dei cittadini e devono tornare a vivere nel tessuto sociale, dunque prendersi cura di loro significa prendersi cura dell’intera collettività”.
 
In realtà il numero potrebbe essere molto più alto nel capoluogo campano, se anche la provincia di Napoli e la regione Campania facessero la loro parte. Ma al momento solo l’amministrazione cittadina sta traducendo in pratica le linee ministeriali. La provincia di Napoli ha di fatto già siglato nel settembre 2010 con il Tribunale “un accordo per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità in linea con l'invito rivolto dal ministero della Giustizia per una migliore definizione dei ruoli degli uffici di esecuzione penale esterna”, con cui l’ente guidato da Luigi Cesaro si impegnava a impiegare 10 persone in vari settori, soprattutto quello ecologico e di sostegno ai disabili. “Quel protocollo si è esaurito” fanno sapere oggi dalla provincia, sottolineando però che molto probabilmente il provvedimento verrà ridiscusso e messo in bilancio per il prossimo anno, ma qualcosa di preciso si saprà solo a fine giugno. Per quanto riguarda la regione Campania, invece, non risultano attualmente misure in favore di persone condannate con sospensione di pena.
 
Ma i dati relativi al comune di Napoli discordano con le stime fornite dagli Uepe (Uffici di esecuzione penale esterna) regionali. Stando ai dati dell’amministrazione penitenziaria di Napoli, quella dei lavori di pubblica utilità rappresenta, in realtà, una percentuale irrilevante sul numero complessivo delle pene in “esecuzione esterna”. Al 30 aprile 2012 i condannati impegnati nei lavori di pubblica utilità in tutta la Campania sarebbero 6, di cui la metà a Napoli. Alla stessa data 1002 sono i condannati affidati in prova ai Servizi sociali, 215 quelli in regime di semilibertà, 1.349 i detenuti domiciliari. (mn)