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Dalla “caccia al falso invalido” alla “guerra tra poveri”

21 dicembre 2012

ROMA – “Caccia al falso invalido” e “guerra tra poveri”: due espressioni mediatiche hanno attraversato il dibattito sulla disabilità nel 2012, rendendo bene il contorno “conflittuale” della questione. “Caccia” e “guerra”, appunto: la prima, indirizzata in teoria a stanare chi gode illecitamente delle provvidenze destinate all’invalidità, ma per molti divenuta vera e propria “persecuzione” ai danni delle categorie più fragili; la seconda, invece, esito prevedibile di una disponibilità di risorse insufficiente a soddisfare i reali bisogni di tanti, costretti quindi a contendersi “le briciole” del welfare italiano. 

Caccia al falso invalido…
Ai “falsi invalidi” è stata dedicata molta, per alcuni troppa attenzione mediatica negli ultimi anni. Un’attenzione che, come denunciano famiglie e associazioni, in realtà è servita come pretesto per “colpire i più deboli”, praticando tagli alle risorse, moltiplicando i controlli, di fatto “vessando” soprattutto i “veri invalidi”. 
Innanzitutto, è continuato il piano straordinario di verifiche realizzate dall’Inps: 250.000 quelle realizzate nel 2012. Un’operazione che ha sollevato 
dubbi e polemiche, non solo per i disagi procurati a persone spesso gravemente disabili, ma anche per i costi che il piano ha comportato (oltre 60 milioni di euro nel 2011, tra spese e contenziosi), anche alla luce dell’esiguo risparmio che ne è derivato (circa 150 milioni di euro l’anno sono derivati dalle revoche, che però non riguardano solo i falsi invalidi, ma anche la riduzione dell’invalidità). Durante l’anno, numerose sono state poi le denunce, da parte di cittadini e associazioni, delle procedure stesse degli accertamenti: lunghe attese, visite effettuate da medici privi delle adeguate competenze, convocazione di persone che, per la cronicità della loro patologie, non sono per legge rivedibili. Sempre in materia di invalidità, c’è da segnalare che l’Inps, nell’ultimo anno, ha dovuto pagare 37 milioni d’interessi per i suoi ritardi. Ora, la legge di stabilità prevede un nuovo piano di 150mila verifiche straordinarie l’anno. 

…e “stangate ai veri invalidi”
La legge di stabilità, nella sua prima stesura, conteneva anche una “stangata” all’invalidità: la tassazione per le pensioni in presenza di un reddito superiore ai 15mila euro. La stessa legge prevedeva anche la riduzione dei benefici della legge 104, con il dimezzamento della retribuzione nei giorni di congedo per chi usufruiva del congedo per assistenza di parenti che non fossero coniuge o figli. Entrambe le misure sono state cancellate dal testo definitivo, anche a seguito delle aspre polemiche suscitate.

La Sla e la “guerra tra poveri”
Poche risorse, tanti bisogni: così inizia la “guerra tra poveri” per le “briciole” del welfare. Una contesa che, nel corso dell’anno, ma già a partire dal 2011, ha coinvolto direttamente la disabilità. Il “casus belli” è stato, secondo alcuni, il fondo di 100 milioni per la Sla stanziato dal precedente governo (novembre 2010): famiglie e associazioni di disabili (spesso gravemente disabili) hanno criticato un provvedimento destinato a soddisfare i bisogni di pochi, lasciando irrisolte le necessità di tanti. 
La stessa questione si è riproposta quest’anno, quando la legge di stabilità ha destinato al fondo per la non autosufficienza 200 milioni di euro: i malati di Sla sono saliti sulle barricate, manifestando la propria insoddisfazione con scioperi della fame e minacciando di staccare i respiratori, nel caso in cui il fondo non fosse stato almeno raddoppiato. Il 21 novembre scorso, dopo l’ennesimo presidio, il Comitato 16 novembre ha incassato l’impegno, da parte del ministero del Tesoro, di integrare il fondo, per destinare risorse maggiori innanzitutto alle “gravissime disabilità”. Competenza che però spetta al Parlamento con la legge di stabilità e a cui non è stato ancora dato corso.
Di nuovo si sono accese le polemiche: oltre ai dubbi sollevati da alcuni sul metodo della protesta, tanti hanno avanzato il sospetto che l’eventuale integrazione del fondo avrebbe riguardato solo o quasi solo i malati di Sla. Di qui, il dibattito, iniziato a fine anno e tuttora in corso, sulla definizione di “grave e gravissima disabilità”: una definizione che, di fatto, in Italia ancora non esiste, mancando criteri condivisi a livello nazionale per individuare questi casi e destinare loro risorse e interventi adeguati. Un problema al quale ha provato a dare risposta il Comitato 16 novembre, proponendo una 
lista di criteri per individuare le gravi disabilità: un’altra partita che, almeno per il momento, rimane aperta. (cl)