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Opg a tre mesi alla chiusura, ma è ancora incertezza sul dopo

21 dicembre 2012

BOLOGNA - Nel 2012, a quasi 40 anni dalla loro apertura, il Parlamento italiano ha emanato una legge che stabilisce la chiusura dei 6 Ospedali psichiatrici giudiziari presenti sul territorio nazionale: Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Aversa (Caserta), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Reggio Emilia, Napoli. 
Approvata a febbraio, la Legge 9/2012 fissa per il 31 marzo 2013 la data di chiusura, stabilisce inoltre che entro il primo febbraio 2013 le competenze della sanità penitenziaria dovranno essere trasferite al Servizio sanitario nazionale (passaggio fatto da tutte le Regioni, tranne Sicilia e Sardegna) e prevede che, entro la stessa data, dovrà essere concluso un accordo tra le Regioni e l’amministrazione penitenziaria per individuare le strutture sostitutive. Per il superamento degli Opg, la legge prevede un finanziamento di 273 milioni di euro (93 per il personale e gli altri per le strutture). All’approvazione della legge, nata da un disegno di legge presentato dalla Commissione Sanità presieduta dal senatore Ignazio Marino che nel 2011 ha visitato i 6 Opg, ha contribuito anche una grande mobilitazione della società civile riunita nel Comitato Stop Opg. Mobilitazione che è proseguita anche dopo la sua emanazione, in particolare in relazione al dibattito sorto sulle strutture sostitutive, evidenziando il rischio di un ritorno ai manicomi.


Cosa accadrà a marzo?
A poco più di 3 mesi dalla scadenza però c’è ancora incertezza su cosa accadrà a marzo. “C’è un grosso interrogativo – dice Patrizio Gonnella di Antigone – Ci si doveva muovere prima, ora è tardi: tra l’altro era una delle poche leggi che aveva una copertura finanziaria”. Su questa situazione influisce, poi, anche l’attuale crisi di governo, “che non permette nemmeno di inserire una proroga della scadenza nel decreto milleproroghe, ma rimanda tutto al nuovo esecutivo che si insedierà, con ogni probabilità, il prossimo marzo”, specifica Gonnella. Insomma, siamo in una situazione di stand by, anche se una proroga, in realtà, non sarebbe prevista. La legge, infatti, parla chiaro sui termini per la chiusura. È probabile, quindi, che il 31 marzo gli Opg saranno chiusi, ma non siano ancora pronte le strutture sostitutive. “In questo caso, un inserimento sul territorio attraverso i servizi sarebbe la soluzione preferibile – dice Gonnella – ma se si utilizzeranno sezioni carcerarie finiremmo dalla padella nella brace”.

I “dimissibili”
Il problema quindi è capire dove finiranno i quasi 1.400 internati presenti negli Opg, molti dei quali sono già ‘dimissibili’ perché considerati non più socialmente pericolosi. “Si tratta di circa un terzo degli internati – spiega Gonnella – che dovrebbero essere presi in carico dal Dipartimento di salute mentale, ma che per il momento hanno in mano un provvedimento di proroga dell’internamento”. Mentre alcune Regioni, come l’Emilia-Romagna si sono attivate per tempo per superare l’esperienza degli Ospedali psichiatrici giudiziari (al 31 agosto 2012 gli internati erano 251 di cui 70 in licenza finale di sperimentazione), altre non hanno risposto in maniera altrettanto rapida. È il caso di Lombardia, Piemonte e Veneto che, al 5 ottobre 2012, non avevano ancora ritirato i loro residenti presenti nell’Opg di Reggio Emilia.

Il timore di mini-Opg
Privilegiare percorsi di reinserimento in comunità e non dare per scontato che al posto dell’Opg serva una struttura. È la proposta del Comitato Stop Opg per il dopo-chiusura. Qualche esempio sul territorio esiste già. È il caso di Cernusco sul Naviglio (Milano), dove ad aprile di quest’anno è nata una comunità con 16 posti disponibili per chi esce dagli Opg, considerata ‘una tappa intermedia prima di reinsersi nella società’. Ed è l’ipotesi in campo per il dopo-Opg di Castiglione delle Stiviere dove si pensa all’apertura di 5 comunità dove la riabilitazione prevale alla detenzione ed è prevista la possibilità di terapie e laboratori. Caratteristiche delle strutture e ripartizione dei fondi sono stati stabiliti tra ottobre e novembre dai ministri di Sanità e Giustizia. Intese in seguito alle quali, secondo il Comitato Stop Opg, il superamento degli Opg sta per risolversi con il trasferimento delle persone attualmente internate nelle “strutture speciali regionali” che altro non sono se non mini-Opg. (lp)