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Gli sgomberi non si fermano, ma spunta qualche buona notizia

21 dicembre 2012

ROMA – Se il 2010 verrà ricordato come l’anno in cui venne chiuso uno dei campi rom più grandi d’Europa, il Casilino 900, il 2012 ha visto la chiusura di un altro campo “tollerato” storico della capitale, quello di Tor de’ Cenci dove vivevano 250 persone, per lo più di origine bosniaca e residenti nel campo anche da 16 anni tra le proteste di Caritas e la Comunità di Sant’Egidio. Ma il 2012 ha visto anche l’apertura di un nuovo maxicampo alla periferia di Roma, La Barbuta, anch’esso inaugurato non senza contestazioni e senza l’intervento di un Tribunale. Un anno costellato anche da sgomberi da Nord a Sud, ma anche da qualche notizia positiva, come quella della nascita di una fondazione di rom con lo scopo di raccogliere fondi per finanziare interventi in tutt’Italia a favore di rom e sinti e diverse altre attività lungo tutto lo Stivale.

Tor de’ Cenci, l’ultimo campo storico
A fine settembre è stato chiuso definitivamente uno degli ultimi storici insediamenti abusivi della capitale. Operazioni di sgombero delle circa 250 persone, per lo più di origine bosniaca, avvenute dopo che il 26 settembre è stato respinto il loro ricorso al tribunale amministrativo del Lazio contro l’ordinanza del sindaco di Roma che, il 31 luglio, aveva disposto la chiusura del campo per motivi di igiene e di salute. Il Tar aveva inizialmente concesso la sospensione dello sgombero e ordinato al comune di Roma di migliorare le condizioni del campo fino a quando non avesse emesso la sentenza, che è arrivata ad anno scolastico avviato. Uno sgombero “in violazione degli standard internazionali”, ha denunciato Amnesty. “I residenti del campo non sono mai stati consultati in modo effettivo sulla chiusura del campo, ne’ è stata loro offerta un’adeguata soluzione abitativa alternativa”. Sgombero condannato anche dalla Caritas di Roma e la Comunità di Sant’Egidio, secondo cui è avvenuto “senza avvertire preventivamente, senza allontanare le persone che vi abitavano, hanno iniziato a distruggere i container che fungevano da oltre 15 anni da abitazioni per i Rom. Le ruspe hanno distrutto uno dopo l’altro i circa 50 container collocati lì dalle precedenti amministrazioni e pagati con soldi pubblici. Le ruspe hanno distrutto tutto davanti agli occhi dei bambini che in quelle ‘case’ avevano dormito fino ad un ora prima, esterrefatti, arrabbiati, atterriti, piangenti. Il pianto di quei bambini è un macigno sulla coscienza di chi ha voluto e realizzato lo sgombero in questo modo indegno di una città considerata per secoli ‘communis patria’”. I rom di Tor de’ Cenci sono stati trasferiti in parte nel nuovo campo della Barbuta, mentre altri 180 sono stati trasferiti nel campo di Castel Romano dopo un periodo d’attesa nei locali della Fiera di Roma, non senza forti disagi.

La Barbuta: chiude un campo, ne apre un altro
L’anno della chiusura di Tor de’ Cenci, considerato un successo dall’amministrazione capitolina, è anche l’anno di un nuovo campo attrezzato. Un campo di “ultima generazione”, visto che secondo quanto riporta Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio nel suo libro “Sulla pelle dei rom”, è il primo realizzato ex novo da sette anni a questa parte, ma la caratteristica fondamentale sembra essere sempre la solita: l’essere lontano dalla città. Sulla questione si era espresso il Tribunale di Roma dopo la denuncia dell’Asgi e dell’associazione 21 luglio, affermando che il campo esclude di fatto le comunità rom e sinte della capitale “dalla possibilità di accesso a soluzioni abitative propriamente intese con l'effetto di determinarne l'isolamento e la separazione dal restante contesto urbano e di comprometterne la pari dignità sociale”. Tuttavia, il 13 settembre 2012 lo stesso Tribunale, accogliendo il reclamo del Comune di Roma, ha annullato la precedente sospensiva, consentendo così il trasferimento delle comunità rom nel nuovo insediamento. La struttura, inaugurata il 18 giugno di quest’anno, è destinata ad accogliere circa 650 persone rome si trova tra il Grande Raccordo Anulare, la linea ferroviaria Roma-Cassino e l'aeroporto "G.B. Pastine" di Ciampino, lontana dal contesto urbano, recintata e videosorvegliata.

Un anno di sgomberi
Nonostante i continui “richiami all’ordine” del ministro della Cooperazione internazionale e per l’Integrazione Andrea Riccardi, l’ultimo sulla chiusura del campo di Tor de’ Cenci, il 2012 è stato un altro anno di sgomberi. Solo a Roma, secondo la “21 luglio”, ne sono stati realizzati oltre cento, tra cui quelli dei due campi tollerati di Tor de’ Cenci e Baiardo, altro campo “tollerato” della capitale, ma anche in altre città italiane la musica non cambia. A Milano ne sono stati realizzati diversi, tra via Gatto, via Sacilein via Rubattino e in altre zone della città, mentre a Firenze è stato demolito il campo rom dell’Olmatello. In Toscana, inoltre, secondo la Fondazione Michelucci, dal 2005 i rom che vivono in insediamenti non riconosciuti della regione sono diminuiti da 2.500 a 353.

Le buone notizie
Tra sgomberi e sentenze contese, a far fatica ad emergere sono le buone notizie. Prima fra tutte quella della crescita del numero di alunni rom, sinti o camminanti. Secondo l'Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), infatti, nell'anno scolastico 2010-2011 erano 12.377, il 2,4% in più rispetto all'anno precedente. Nel 2012 nasce anche una fondazione per autofinanziare interventi di lunga durata rivolti ai rom e sinti sul territorio italiano e sostenere il lavoro delle associazioni rom. Si chiama Fondazione Romanì Italia ed è un progetto nato da un’idea di Nazzareno Guarnieri, ex presidente della Federazione Romanì, e che va ad affiancarsi alle due Federazioni rom e sinte presenti in Italia. Ma le buone notizie arrivano anche da Messina, dove a marzo dieci rom sono diventati operai nel cantiere di ristrutturazione di immobili dove poi abitare, un progetto realizzato nell'ambito del progetto “Casa e/è lavoro”. Oppure a Vicenza, dove è nato un laboratorio di sartoria attivato dalla Caritas diocesana vicentina, che ha coinvolto sette donne provenienti da campi di diversi comuni della diocesi, e che ora è diventato un vero e proprio atelier. A Milano, invece, il Naga ha aperto uno sportello legale per rom e sinti. A Cagliari, sono stati stanziatitrecentomila euro per sostenere il progetto di inclusione sociale dei rom che hanno dovuto lasciare il campo del capoluogo. Oppure a Napoli, dove si è concluso positivamente il progetto di scolarizzazione rivolto ai piccoli rom promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Un’iniziativa che ha intercettato e accompagnato a scuola 116 bambini, grazie alla collaborazione con le scuole elementari e le associazioni del territorio. (ga)