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Redattore Sociale

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Tutti pensano alla famiglia. E piace il reddito minimo

20 febbraio 2013

ROMA – Prosegue la disamina dei programmi delle forze politiche che hanno accettato di rispondere ad alcune domande poste dalla nostra Agenzia. Spazio ai tanti problemi della famiglia, compresa la conciliazione vita-lavoro, la fiscalità, l’assistenza. E alla povertà.

1) Famiglia
- Innumerevoli statistiche hanno rivelato il progressivo, drammatico impoverimento delle famiglie italiane, che fino ad oggi avevano supplito alle carenze del welfare italiano con i loro patrimoni e le loro reti. Non esiste inoltre in Italia una fiscalità che riconosca le esigenze delle famiglie, né un sistema stabile di servizi che ne alleggerisca gli impegni. Va prevista una fiscalità basata sul “quoziente familiare” o vi sono altri cambiamenti da introdurre? Quali le misure concrete più urgenti per favorire la conciliazione tra famiglia e lavoro?
- Per l’assistenza a congiunti disabili non autosufficienti moltissime famiglie si devono rivolgere alle “badanti”, sostenendone interamente le spese e dando vita a un fenomeno – unico in Europa – che vede oltre un milione di donne straniere percepire stipendi molto bassi per un lavoro da svolgere 24 ore su 24. Quali provvedimenti adottare su questo fronte?

Partito Democratico. “Necessario un sostegno al reddito familiare, e una dote fiscale per i figli”
Per il Pd, “le carenze del sistema del welfare italiano scaricano sulla famiglia una funzione di supplenza che con lo crisi in atto rischia di mettere in discussione la tenuta delle relazioni familiari ed ha pesanti costi soprattutto per le donne. É perciò necessario un intervento a sostegno del reddito familiare, per costruire una rete di servizi per le famiglie e misure di conciliazione fra tempi di lavoro e di vita”. Nel dettaglio: “Nel quadro della riforma fiscale è opportuno riunificare assegni e detrazioni nella ‘dote fiscale per i figli’, modulato sul numero dei figli, universale e quindi esteso ai lavoratori autonomi, e utilizzando una scala di equivalenza sul modello del ‘fattore famiglia’ che presenta elementi di maggiore equità rispetto al quoziente familiare che invece penalizza i redditi medi e bassi e scoraggia il lavora femminile”. Inoltre, “è necessario sviluppare la rete dei servizi alle famiglie a cominciare dai servizi per l'infanzia e dagli asili nido, estendere i congedi parentali, incentivare la flessibilità dell'orario di lavoro e il part-time quali misure idonee alla conciliazione famiglia – lavoro”.
Leggi il documento


Scelta civica per Monti. “Introdurre una valutazione di impatto familiare”
La Lista Monti chiede di mantenere un ministro con delega alle politiche familiari; di introdurre la “Valutazione di impatto familiare” (su ogni scelta politica si prevede di utilizzare un criterio di impatto familiare).
Le politiche dovranno poi essere basate su tre aspetti: conciliazione tra lavoro e famiglia, misure fiscali a favore delle famiglie per permettere alle coppie di avere i figli che desiderano, misure a favore delle persone con disabilità
Quanto ai congedi, l’idea è quella di estendere la possibilità del congedo parentale fino ai 18 anni del figlio. Inoltre, la fruizione oraria del congedo va implementata, assieme all’estensione della fruizione anche da parte dei nonni e al potenziamento dei nidi. 
Attraverso una detassazione selettiva, far passare l’occupazione femminile dal 46 al 60%. Inoltre: previsti voucher rafforzati per la cura di bambini e anziani, un Piano di sostegno alla natalità attraverso contributi economici progressivi correlati al numero dei figli e assegni familiari rafforzati; una semplificazione degli interventi in tema di misure fiscali.
Infine, una revisione delle tariffe domestiche  (compresa la TARES) che ora prevedono costi crescenti al crescere del consumo, non tenendo conto delle famiglie numerose. Segue l’introduzione del nuovo ISEE con misure a vantaggio delle famiglie numerose. E agevolazioni fiscali a favore dei bambini con più fratelli o anziani non autosufficienti e/o disabili.
Quanto al “fattore famiglia”, prevista una “no tax area” e assegni familiari per i redditi molto bassi e per i cosiddetti “incapienti”.


Rivoluzione civile. “Badanti, applicare rigorosamente la legge”
Per il movimento di Ingroia “la situazione italiana, sotto il profilo dell’aiuto alle famiglie e alle donne in particolare, è tra le più critiche: non si dispone né di aiuti diretti né di aiuti indiretti(…). Non si è di aiuto in questo modo né alle giovani madri che possono e vogliono lavorare, né alle famiglie che debbono da sole gestire un più elevato numero dei figli”.
Per quanto riguarda il fenomeno delle “badanti”, “va rigorosamente applicata la legge sulla collaborazione domestica e sull’immigrazione”. Le famiglie e il lavoro di assistenza, si afferma, “non possono configurarsi come luoghi e pratiche né di sfruttamento né di clandestinità”.
Per quanto riguarda la sostenibilità economica da parte delle famiglie ingaggiate nell’assistenza di un parente non autosufficiente, il problema è di nuovo il rispetto di diritti sanciti, di come possano beneficiare di reali contributi economici in sostituzione della mancanza di altri interventi. Oggi l’unico strumento in vigore è la legge 304 che garantisce ai lavoratori con pesanti obblighi di assistenza verso i propri congiunti, di fruire di parziali permessi di lavoro. “E’ una legislazione che va monitorata nella sua reale applicazione”.


Sinistra Ecologia Libertà (Sel). “Famiglie agevolate dal fisco. Più peso su rendite finanziarie e grandi patrimoni”
Per Sel, “la riforma fiscale deve prevedere - oltre a una più efficace lotta all’evasione – un fisco più leggero per famiglie cittadini e imprese e una maggiore progressività fiscale per i redditi più alti e una riduzione delle aliquote per i primi scaglioni Irpef. Va inoltre prevista una maggiore tassazione (fino al 23%) sulle rendite finanziarie e un’imposta progressiva sui grandi patrimoni”. Le famiglie, per Sel, devono essere agevolate dal fisco attraverso un sistema più incisivo di detrazione e deduzioni per i figli a carico, le spese per l’istruzione, salute, casa, la formazione e le spese sociali in generale. La legge sulla conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia va estesa e resa esigibile anche per i lavoratori che non hanno contratti di lavoro stabili. 
Per l’assistenza ai congiunti disabili e anziani, “va rafforzato il fondo per la non autosufficienza e vanno introdotti meccanismi di maggior deducibilità per le spese sostenute per il ricorso alle badanti e altri operatori del settore privato e non profit. Va incentivato la formazione di cooperative di badanti con sostegni e agevolazioni fiscali da parte dello stato”.


2) Povertà
L’Italia è anche il solo paese della Ue a non prevedere una forma di sostegno economico per gli indigenti (anche disoccupati). Va istituito il reddito minimo? La social card va confermata?
- Molte famiglie vivono il dramma della dipendenza o comunque dell’impoverimento causati dalla crescente diffusione dei giochi d’azzardo. Lo Stato deve mantenere e incentivare i giochi e le entrate pubbliche che ne provengono?

Partito Democratico. “Povertà, sì a un Reddito di solidarietà attiva”
“Anche sul versante del contrasto alla povertà il nostro Paese ha ritardi abissali e si é affidato unicamente alla ‘carta dei poveri’ di incerto finanziamento che è stata gestita centralmente dal Governo. Compatibilmente con le disponibilità finanziare e l'effettiva situazione dei conti pubblici, è necessario pensare a una misura specifica contro la povertà: un Reddito di Solidarietà Attiva, un reddito temporaneo condizionato alla partecipazione a programmi di reinserimento sociale e di ricerca attiva del lavoro, organizzati da Regioni e Comuni”.
Quanto al gioco d’azzardo, per il Pd lo Stato non deve incentivare i giochi. “La rincorsa dell'Erario a maggiori entrate facendo ricorso al gioco d'azzardo deve fare i conti con l'incremento delle spese sanitarie, sociali e umane connesse alla diffusione della dipendenza del gioco d'azzardo. Servono nuove regole rivolte a limitare l'offerta dei giochi, una drastica riduzione della pubblicità, con il divieto di quella ingannevole, e una maggiore tutela dei minori; occorre impedire l'infiltrazione della malavita nelle società che gestiscono il gioco d'azzardo ed escludere chi ha precedenti penali dalla gestione dei giochi (…)”.


Rivoluzione civile. “Reddito minimo, l’Italia si metta al passo”
Rispetto al reddito minimo, per Rivoluzione civile “l’Italia dovrebbe mettersi al passo, a seguito della stragrande maggioranza degli altri paesi europei. Gli attuali sussidi di disoccupazione sono miseri e a tempo, e non garantiscono percorsi di re-inclusione lavorativa. Altri meccanismi, maggiormente tutelanti come la Cassa Integrazione, non sono in realtà universali e privilegiano fasce di disoccupati rispetto ad altre”.
Il reddito minimo di cittadinanza “ha l’obiettivo di rendere la disoccupazione uno status di transizione e non il presupposto per una deriva marginale. Consente alle persone di conservare una loro dignità e ruolo sociale(…). La spesa per istituire il reddito minimo di cittadinanza è alta, ma non insostenibile: 25-30 miliardi di euro l’anno. La sola IMU ne ha incassati 24. Il ricavato dello Stato dal gioco d’azzardo è di 9 miliardi. Sono solo due esempi”.
Quanto al gioco d’azzardo, “come per il tabacco il Monopolio di Stato crea un problema d’ordine etico. Si tratta di salvare la faccia in due direzioni: la finalità della tassazione e la responsabilità verso le ‘vittime’. L’ultimo decreto del governo, il decreto ‘Balduzzi’, pone la cura del gioco d’azzardo tra il Livelli Essenziali di Assistenza, ma non li finanzia”.


Sinistra Ecologia Liberta (Sel). “Superare l’esperienza della social card”
Per Sel, “va istituito il reddito minimo di cittadinanza”, mentre “va superata l’esperienza della social card a favore di forme di lotta alla povertà basate su interventi e servizi permanenti come il reddito di cittadinanza non stigmatizzanti e caritatevoli”. 
E sul gioco, semplicemente, “lo stato non deve incoraggiare i giochi d’azzardo ma li deve disincentivare attraverso tutte le norme necessarie e vietandone la diffusione nei bar e negli altri esercizi pubblici più frequentati, confinandoli alle sale giochi autorizzate”.


Leggi il documento del Pd
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documento di Scelta civica
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documento di Rivoluzione civile
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documento di Sel