:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Redattore Sociale

Newsletter Newsletter Seguici su Facebook Twitter Google+ Rss

Dossier

Cerca
Cerca in tutto il sito in Dossier Articolo
Stampa Stampa

Pd, Sel e Rivoluzione civile: stabilizzare il 5 per mille e più fondi per la cooperazione

20 febbraio 2013

ROMA – Ultima tornata nei programmi di Partito Democratico, Sel, Scelta civica per Monti e Rivoluzione civile. Stavolta gli argomenti sono quelli direttamente inerenti il non profit. Anche in questo ambito hanno risposto ai quesiti solo il Pd, Sel e Rivoluzione civile.

1)Non profit e 5 per mille
- Quali detrazioni fiscali vanno previste per le donazioni al volontariato e al terzo settore?
- La possibilità di devolvere il 5 per mille delle proprie tasse a favore del non profit esiste da diversi anni, ma non è mai diventata una legge dello Stato. Deve essere confermata? Con quali eventuali cambiamenti all’attuale regolamentazione?

Partito Democratico. “Stabilizzare per legge il 5 per mille”

“In Italia abbiamo ormai un consolidato sistema di detrazioni e deduzioni fiscali, ma negli ultimi anni lo abbiamo dovuto difendere più volte da attacchi diretti e indiretti come nel corso della discussione della ultima legge di stabilità. Sarà, invece, sempre più importante per preservare questi strumenti, le vere onlus ed i cittadini, garantire la trasparenza nell'uso delle risorse donate attraverso meccanismi che colpiscano gli intenti elusivi e privilegino sempre di più le organizzazioni che uniscono all'assenza di lucro anche corretti parametri tra costo struttura e perseguimento finalità e privilegiano fattori partecipativi che rendono peculiare il terzo settore italiano”.
Il 5 per mille, per il Pd, “è diventato un importante strumento di finanziamento per i progetti del non profit, ma ha necessità di essere stabilizzato con una legge, consentendo da parte delle organizzazioni una programmazione pluriennale. La trasformazione in legge dovrebbe essere anche l'occasione per una revisione dello strumento affrontando il tema ad esempio della ridefinizione dei beneficiari, di un tetto alle spese pubblicitarie ammissibili, dei tempi della effettiva erogazione”.


Rivoluzione civile. “Non profit, via i tetti massimi per le detrazioni”

“Un primo intervento utile può essere l'eliminazione dei ‘tetti’ massimi delle detrazioni attualmente previste per le donazioni liberali effettuate in favore di Onlus e Associazioni di promozione  sociale, mantenendo le percentuali del 10 e del 19%. Tale misura appare l'unica praticabile in un momento come questo, ma costituirebbe comunque un grande sollievo per il settore”.
Per il movimento di Ingroia “la devoluzione del 5 x 1000 dalle imposte in favore di enti ed istituzioni non profit trae la sua origine dal DPCM del 20/1/2006. Questa norma vige attualmente in regime di “prorogatio”, creando ogni anno non poche apprensioni nei suoi destinatari. Certamente è una norma che necessita di essere stabilizzata con una Legge in modo definitivo, avendo cura di semplificare taluni procedimenti posti a carico dei beneficiari, la cui macchinosità rappresenta una vera e propria trappola nel percorso di acquisizione del diritto”.

Sinistra Ecologia Libertà (Sel). “5 per mille, incrementare il Fondo”
Per Sel, “bisogna potenziare il meccanismo del 5 per mille e rafforzare il sistema di agevolazioni fiscali previste dalle normative esistenti a favore dei cittadini e delle imprese che vogliono donare al non profit. Ci devono essere maggiori controlli sui fenomeni di distorsione e strumentalizzazione che sono comunque limitati a una piccola parte dei soggetti beneficiari (finto non profit); bisogna evitare vessazioni inutili al settore non profit, facilitare i meccanismi amministrativi e introdurre forme di rendicontazione delle attività e dei progetti realizzati. Il fondo del 5 per mille va incrementato per rispondere alle scelte dei cittadini realmente effettuate”. 

2) Cooperazione sociale e internazionale

- La cooperazione sociale impiega 350 mila lavoratori (tra cui molte donne e giovani) e gestisce servizi di cui fruiscono 5 milioni di utenti. Come intervenire su questo particolare rapporto tra pubblico e privato sociale?
Quale politica, e quale sostegno economico, vanno adottati per la cooperazione internazionale allo sviluppo, che negli ultimi anni ha raggiunto i minimi storici e vede l’Italia agli ultimi posti tra i paesi dell’Ocse? L’attività delle ong va regolata dallo Stato? Come?

Partito Democratico. “Coop sociali, difenderemo l’iva agevolata”
In fatto di cooperazione sociale, il Pd afferma: “Vorremmo realizzare pienamente la riforma prevista nella L.328/2000 e riconoscere la cooperazione come uno degli attori del sistema e non solo come erogatore di servizi e prestatore d'opera. Per far questo dobbiamo valorizzare la dimensione partecipativa e solidaristica(…). Proprio perché riconosciamo la specificità della cooperazione sociale rispetto al resto delle imprese, difenderemo in sede europea l'iva agevolata al 4%, e vorremmo valutare la ridefinizione delle categorie dei cosiddetti soggetti svantaggiati- considerando i mutamenti sociali ed economici in corso nel nostro Paese”.
“La cooperazione internazionale deve tornare a essere effettivamente parte integrante della politica estera. Per farlo deve acquisire più peso politico, avere un chiaro referente in seno al Governo e vedere stanziate risorse economiche adeguate. Prevediamo che i documenti di programmazione economica impegnino il Governo a un vero e proprio programma di riallineamento che riporti l'aiuto pubblico allo sviluppo  alle percentuali che dobbiamo rispettare a livello internazionale. Riteniamo che l'attuale normativa che regola il settore e l'attività delle Ong, la vecchia legge 49, sia da riformare profondamente”


Rivoluzione civile. “Cooperazione internazionale, aumentare le risorse”
Rivoluzione civile sottolinea che “il welfare in Italia è notevolmente supportato da molte organizzazioni private che ispirandosi a vari principi di dottrina sociale e religiosa operano in maniera disinteressata in favore di molte fasce deboli della popolazione ed in molti casi rappresentano un contributo insostituibile”. Cosa fare? “Certamente rendergli la vita meno difficile, semplificando le istruttorie per la concessione di finanziamenti, stabilendo delle convenzioni con il mondo della finanza, soprattutto etica, per consentirgli l’accesso al credito e fare costare meno il denaro necessario per gli interventi soprattutto nella fase di start up”. E' necessaria, inoltre, “maggiore attenzione al prelievo fiscale e previdenziale verso queste categorie di imprese che operano nel sociale”.
Infine, la cooperazione internazionale. “L’Italia che vuole uscire dalla crisi deve darsi una nuova politica di solidarietà e cooperazione internazionale. Servono una nuova visione, una nuova agenda politica, nuove norme, maggiori risorse e una nuova modalità organizzativa. Ribadiamo che è interesse e dovere dell’Italia aumentare in modo significativo le risorse economiche dedicate alla solidarietà e alla cooperazione internazionale(…). Il nuovo Parlamento – si aggiunge - dovrà approvare una nuova legge che modifichi radicalmente la situazione in cui siamo drammaticamente finiti”.


Sinistra Ecologia Libertà (Sel). “Cooperazione internazionale, riportare i fondi al livello del 2008”

Sulla cooperazione sociale: “Bisogna evitare che sia utilizzata come stampella del settore pubblico e quindi favorire forme di esternalizzazione strumentale di servizi pubblici. Bisogna favorire invece il ruolo della cooperazione sociale nell’integrazione e arricchimento di welfare che deve diventare sempre più comunitario e fondato sulla collaborazione positiva tra enti locali, non profit e collaborazione sociale”. 
Cooperazione internazionale. “Serve una riforma della legge 49/1987 investendo di più sulla cooperazione decentrata, il ruolo di ong, associazioni e volontariato, le comunità di migranti e le nuove forme di intervento come il commercio equo e solidale, la finanza etica e il microcredito. Bisogna investire nel partenariato con i paesi del sud del mondo utilizzando anche una parte dei proventi della Tobin Tax. Per le politiche contro la povertà bisogna riportare i finanziamenti della cooperazione internazionale ai livelli del 2008 e mettere nelle condizioni il paese di rispettare tutti gli impegni prese a livello internazionale per la lotta alla povertà e il sostegno alla crescita e allo sviluppo”.


Leggi il documento del Pd
Leggi il 
documento di Scelta civica
Leggi il 
documento di Rivoluzione civile
Leggi il 
documento di Sel