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Arance amare: migranti al lavoro tra Rosarno e Gioia Tauro

28 gennaio 2009

Almeno 2.000 immigrati - molti senza documenti - vivono in capannoni abbandonati, senza luce né acqua, impiegati in nero, alla giornata per la raccolta delle arance, tra Rosarno e Gioia Tauro (Reggio Calabria):  dalla ex cartiera Modul System sud, dove vivono 400 braccianti in gran parte ghanesi e dove piove dal tetto e l'aria è irrespirabile per il fumo dei fuochi accesi, alla vecchia fabbrica per la lavorazione delle arance della Rognetta, occupata da 100 persone tra cui vari richiedenti asilo, all’alba centinaia di braccia sono pronte a lavorare. Gli africani nelle strade buie della campagna, i bulgari nella piazza sulla nazionale: sono tanti i piccoli produttori che impiegano direttamente e in nero i migranti a 25-28 euro al giorno, cifra non molto distante dai 32 previsti dal contratto. Molti dei datori di lavoro sono figli di quei braccianti che a Rosarno lottarono nel dopoguerra contro i latifondisti. E che combattono a modo loro, risparmiando prima di tutto sui contributi, contro la crisi profonda della produzione di agrumi. Una crisi che si abbatte come sempre sull’ultimo anello della catena: i lavoratori.

Reportage (7 lanci) di: Gabriele Del Grande.

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