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Muratori pret-à-porter offresi

17 luglio 2007

I nuovi “caporali” ora sono i privati cittadini: ogni mattina, saltando l’intermediazione dei “boss”, a centinaia si recano agli “smorzi” (rivendita di materiali edili) della capitale e “affittano” un operaio a prezzi modici per piccoli lavori in casa. Lavorano alla giornata, al massimo riescono a rimanere nello stesso posto di lavoro per due o tre giorni. I più fortunati vengono ingaggiati per una settimana, ma c'è chi lavora solo poche ore al giorno. Provengono generalmente dall'Europa dell'Est, la comunità più numerosa e visibile a Roma è quella dei rumeni. Il metodo del reclutamento dei privati cittadini ricorda molto da vicino l'adescamento della prostituzione su strada. “Quanto vuoi per una giornata?” Sessanta, cinquanta, quaranta o trenta? Si tratta, come al suk e quasi sempre si sceglie l'operaio che abbassa di più il suo prezzo giornaliero. La media si aggira intorno alle 40 euro, tutto compreso, e ovviamente senza versare un contributo previdenziale, un contributo all'Inail o alla cassa edile. Fare il muratore pret-à-porter è comunque conveniente perché si riesce a non pagare la percentuale al proprio boss. Ma la concorrenza è spietata. Le cifre dell’edilizia in nero vanno dal 16% ufficiale e il 50% della realtà. Secondo le stime dei sindacati, la percentuale di lavoro irregolare sul totale si aggira tra il 30 e il 40%, ma in alcune zone, come Roma per esempio, si arriva a sfiorare il 50%. Il dato fornito dalla Fillea-Cgil parla di un 50% di lavoro nero in edilizia a Roma, Torino, Genova e Milano, città dove è maggiore il tasso di occupazione. Le stime ufficiali sono ferme comunque a una percentuale del 16%. Negli ultimi anni i lavoratori immigrati nel comparto sono aumentati del 400%: oggi sarebbero a quota 150 mila. Ma la loro qualificazione professionale è bassa.

Inchiesta (7 lanci) di: Paolo Andruccioli, Antonella Patete e Stefania Prandi.
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