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Diossina a Taranto: storia di una convivenza con il "killer" silenzioso

24 agosto 2010

A Taranto si concentra l'8,8% della diossina industriale europea. Era il 22 aprile 2005 e Redattore Sociale fu la prima agenzia stampa a segnalare la notizia. A distanza di anni la situazione è talmente critica che è stato vietato il pascolo in una fascia di 20 chilometri dal polo industriale. Quella della città pugliese è probabilmente l'emergenza diossina più grave rivelata in Italia dopo l'incidente di Seveso del 1976. Ma mentre lì l'emergenza fu evidente, a Taranto (nonostante la quantità di diossina fuoriuscita sia superiore al doppio di quella di Seveso) la vicenda è rimasta sepolta nel silenzio per anni e anni senza che la popolazione venisse avvisata e fossero prese precauzioni. Tra le altre cose, l'emergenza diossina a Taranto si inquadra in un panorama ambientale fortemente compromesso, che ha registrato negli ultimi 30 anni un tragico raddoppio dei decessi per tumore al polmone. Da questa situazione allarmante è nato un movimento di opinione pubblica che ha portato la regione Puglia a legiferare nel dicembre del 2008, adottando i limiti europei di diossina che la legislazione italiana non ha ancora recepito. L'Ilva recentemente ha adottato tecnologie in grado di ridurre le emissioni di diossina ma non ha applicato il cosiddetto “campionamento continuo” previsto dall'art. 3 della legge regionale sulla diossina. In tal modo non è possibile avere sotto controllo in maniera continuativa le emissioni di questo potente cancerogeno. A tale sostanza si affiancano altri cancerogeni che fanno di Taranto la città più inquinata d'Italia: benzo(a)pirene, berillio, arsenico, policlorobifenili, amianto.

Articoli (18 lanci) di Daniele Marescotti
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