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Casilino 900 un anno dopo. Tra promesse e polemiche

18 gennaio 2011

Il 19 gennaio di un anno fa veniva abbattuta la prima baracca del campo rom simbolo di Roma e il più grande d’Europa: il Casilino 900. Circa un mese di lavori e poi la chiusura definitiva il 15 febbraio alle 13 in punto, con la chiusura del cancello da parte del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Un anno dopo è polemica su ciò che doveva essere fatto e non è stato fatto, ma anche sulla passata gestione della popolazione rom da parte di cooperative e associazioni. Un botta e risposta con poche esclusioni di colpi, visto che il delegato del sindaco di Roma per i rom, Najo Adzovic, attacca le grandi escluse dal tavolo per il Piano nomadi, accusandole di aver speculato sulla pelle degli stessi rom, di essere costate un sacco di soldi e di avere portato a casa nel corso degli anni pochissimi risultati. Dall'altra parte le stesse associazioni (con in testa la 21 luglio) e i portavoce dell'ex campo, Nenad Sedjiovic e Giuseppe Salkanovic, accusano il comune di non aver rispettao gli impegni, di non aver procurato case e lavoro e di aver causato gravi conseguenze scolastiche ai bambini. 

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