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Regioni e tagli al sociale. Gli assessori: “Siamo liquidatori fallimentari”

09 settembre 2011

In attesa che la manovra finanziaria produca i suoi effetti, e appurato che i tagli già effettuati in passato hanno inciso sulle capacità di risposta degli enti territoriali, Redattore Sociale ha voluto verificare la situazione vissuta dalle regioni italiane, sempre più alle prese con conti da far tornare. Grandi sono state in queste settimane le grida provenienti proprio dai territori e l'impressione è che le vere criticità causate dalla contrazione dei finanziamenti debbano ancora emergere. In molti casi, infatti, le regioni stanno ancora usando i fondi residui degli anni scorsi.
Ecco allora un giro di orizzonte tra gli assessori al welfare, cercando di capire come si annuncia la situazione per il 2012 (anche in virtù della riduzione dei maggiori Fondi nazionali, in primis quello alle Politiche sociali) e se saranno adottate scelte dolorose. Interessante anche capire, all’interno di ogni singola regione, se alcune aree rischiano di pagare di più un’eventuale diminuzione dei servizi e se si andrà verso una sempre maggiore integrazione socio-sanitaria degli stessi.
L’inchiesta ha toccato le seguenti regioni: Veneto, Liguria (dove l’assessore alle Politiche sociali è anche coordinatore nazionale degli assessori regionali), Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Sardegna, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. E proprio l’assessore ligure, Lorena Rambaudi, avverte: “Il sistema salterà, agli amministratori viene impedita qualunque tipo di programmazione, costringendoli ad abdicare al proprio ruolo e a fare solamente i liquidatori fallimentari”.
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