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Gli uomini che odiano le donne ora chiedono aiuto

25 maggio 2012

Terapie di gruppo, programmi trattamentali, centri d’ascolto: anche in Italia cominciano a diffondersi esperienze rivolte agli uomini che agiscono violenza sulle donne. E sono sempre di più in Italia coloro che bussano spontaneamente alle porte dei Centri di ascolto, dove a seguirli sono psicologi e volontari. L’obiettivo è insegnare a gestire l’aggressività, fino all’abbandono dei comportamenti violenti. Il primo centro voluto da un’istituzione pubblica – la regione insieme all’Ausl - è nato a Modena, si chiama Liberiamoci dalla violenza”, ed è partito a dicembre del 2011. A Torino l’associazione “Il Cerchio degli uomini” mette a disposizione terapie di gruppo e il “Telefono uomo”, attivo da tre anni. A Firenze è presente il Cam, Centro uomini maltrattanti, che in 3 anni ha assistito 153 persone, nella stragrande maggioranza dei casi uomini di nazionalità italiana. A Milano, nel carcere di Bollate, ci sono invece i circoli per detenuti ed ex detenuti sex offender – autori di reati sessuali contro donne e minori - che finora hanno seguito 230 persone. Secondo Giuditta Creazzo, fra le coordinatrici del progetto europeo Muvi (Men using violence in intimate relashionships) e autrice insieme a Letizia Bianchi del libro “Uomini che maltrattano le donne: che fare?”, i progetti dei Centri d'ascolto, se portati a termine, si rivelano “più efficaci del carcere, perché abbassano di molto le possibilità di recidiva”. L'abbandono del percorso terapeutico è, comunque, frequente, perché l’atteggiamento più comune fra gli uomini che usano violenza “è negare di avere un problema, oppure minimizzarlo". Il primo passo dunque è il riconoscimento del problema, “da qui si parte per far capire che l’uso della violenza è una scelta che si può evitare". Ma l’obiettivo più importante rimane cambiare la cultura della violenza all’interno della società: anche su questo versante l’apertura di centri d’ascolto e sportelli può essere d’aiuto.

Inchiesta pubblicata da Redattore sociale il 5 marzo 2012.

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