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08/02/2010

12.22

GENTE DI LATO

Gli operatori sociali e la “follia dell’accoglienza”

MILANO – Si intitola “Mutatis mutandis” il nuovo post nel blog di Oliviero Motta “Gente di lato”. Ancora una volta la riflessione è dedicata al lavoro degli operatori sociali, considerati un po’ matti”. Perché di occupano di emarginati? Innanzitutto per “ ridurre i disagi e migliorare le condizioni quotidiane di vita di giovani, migranti e non, che vivono nelle strade di Milano e dormono in baracche, treni e case abbandonate”. Poi per “migliorare la capacità dei ragazzi di percepire e comprendere la propria situazione e d’inventarsi percorsi praticabili per il futuro”. Terzo: “concorrere a rompere l’isolamento e a costruire una cultura dell’accoglienza, dei diritti e del riconoscimento della dignità di ciascuno”. Quale dei tre obiettivi è “il più folle”? “Apparentemente il primo, quello che ha a che fare con gli indumenti intimi, con gli umori e gli odori degli esseri umani più marginali di questa grande città. Oppure il secondo, quello che ha a che fare con le prospettive future di ragazzi e ragazze che un futuro, almeno in questo Paese, non possono averlo. Per legge. Ma alla fine, arrivo a sospettare che quello più ‘folle’ sia in fondo il terzo, proprio quello che vuole rompere l’isolamento (dei ragazzi di strada? dei cittadiniperbene? Oppure degli operatori sociali?) e costruire una diversa cultura dell’accoglienza e della dignità. Stanno forse qui – ben nascosti – i nostri panni più sporchi”.
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