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Giovane muore in carcere: la battaglia dei familiari per la verità

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Durata: 4'37''

Il 18 febbraio 2012 Alessandro Gallelli, 21 anni, viene trovato impiccato nella cella numero 5 del reparto psichiatrico del carcere di San Vittore di Milano. Il caso viene chiuso come il suicidio di un ragazzo con gravi disturbi psicotici che rifiutava ogni tipo di terapia. Ora però i genitori, insieme al garante dei detenuti di Milano Alessandra Naldi e all'associazione Antigone Lombardia, chiedono la riapertura del caso. Il Tribunale civile di Milano  ha condannato in primo grado il ministero della Giustizia al risarcimento del danno perché Alessandro non fu sorvegliato a vista come prescritto, valutato solo l'aspetto del risarcimento. Ma i genitori ora vogliono capire se ci sono responsabilità penali tra le tante persone delle istituzioni che avevano il dovere di tutelare Alessandro. 
“Abbiamo fatto tante domande e non ci sono state date riposte – afferma il padre del ragazzo -. Abbiamo fatto delle denunce e ci sono state archiviate. Abbiamo tentato di aprire un processo e dopo quattro anni non siamo ancora riusciti ad aprirlo”.
A sostenere i genitori di Alessandro in questa battaglia c’è anche il garante Alessandra Baldi: “E’ assolutamente giusto supportare la richiesta. Vedo che questa famiglia fa un’enorme fatica a sapere e trovo ingiusto che non sia stata aperta un’indagine seria, per andare oltre e verificare tutte le incongruenze che emergono dalla ricostruzione ufficiale dei fatti”. Vai all'articolo
 
Intervista a cura di AVS-AudioVideoSociale
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