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Guantanamo Libia: dove 'marciscono' gli immigrati

Sebha, Zlitan e Misratah: sono alcuni dei centri di detenzione libici in cui “marciscono” gli immigrati arrestati sulle rotte per Lampedusa da quando, nel 2003, l’Italia siglò con Gheddafi un accordo di collaborazione per il contrasto all’immigrazione e spedì oltremare motovedette, fuoristrada e sacchi da morto, insieme ai soldi necessari per pagare voli di rimpatrio e campi di detenzione. Così decine di migliaia di immigrati e rifugiati ogni anno sono arrestati dalla polizia libica e detenuti nei circa 20 centri fatiscenti sparsi per il paese, in attesa del rimpatrio. Le condizioni di detenzione sono pessime: uomini e donne stipati nelle celle, da mesi, senza sapere nulla sul loro futuro, hanno scabbia, parassiti e infezioni, il minimo che ci si possa prendere. E non mancano i decessi, dovuti per lo più all’assenza di assistenza sanitaria o a ricoveri ospedalieri troppo tardivi. I prigionieri, intervistati da Fortress Europe raccontano di torture fisiche e psicologiche. A Zlitan, sui muri qualcuno ha scritto “Guantanamo”. 
Le foto scattate di nascosto da Gabriele Del Grande nel novembre 2008 documentano le condizioni tragiche in cui vivono i detenuti.
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