:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Redattore Sociale

Newsletter Newsletter Seguici su Facebook Twitter Google+ Rss

Photogallery

Cerca
Cerca in tutto il sito in Photogallery
Stampa Stampa

Raccolta di clementine, i braccianti vivono come schiavi

A Schiavonea, frazione marina di Corigliano Calabro, nella stagione di raccolta delle clementine ogni mattina i braccianti stranieri vengono reclutati per circa 25 euro al giorno. Arrivano nelle stradine intorno alla Chiesa di Santa Maria ad Nives intorno alle 5.45 del mattino, quando è ancora buio e restano fino alle 8. Salgono su dei pulmini, spesso con targa bulgara, o su automobili. I caporali sono italiani e stranieri. Il rientro in paese è intorno alle 17, quando è già buio. Si lavora senza protezione, l'acquisto dei guanti è a carico del bracciante. Il passaggio in macchina fino al campo di mandarini costa dai tre ai cinque euro. I lavoratori sono uomini marocchini, tunisini, algerini o dell' Europa dell'Est. Ci sono anche molte donne, bulgare, romene e ucraine. Scarsa la presenza di africani dei paesi subsahariani. La stagione inizia in autunno, a ottobre - novembre e si conclude a fine gennaio.

Sfruttati, sottopagati e presi di mira da gruppi xenofobi di estrema destra. Sulle saracinesche di fianco alla piccola moschea dei lavoratori nordafricani, a Corigliano, sono state disegnate svastiche e croci celtiche con la scritta "fuori i musulmani". Alla fine del 2011 ha aperto in paese anche una sezione di Forza nuova. 

E ancora sfruttati, sottopagati e costretti a dormire sulla spiaggia a causa degli affitti proibitivi: è quanto accade ad una trentina di lavoratori stagionali che non sono riusciti a trovare un alloggio in paese. Con stracci, plastica e materiali di recupero hanno costruito delle piccole tende, alcune addirittura con i merletti o con gli abiti stesi in ordine ad asciugare, segno probabilmente che dentro ci vivono anche delle donne. Gli stranieri hanno paura dei fotografi e delle telecamere perchè hanno il terrore di essere sgomberati. Sono vittime dello sfruttamento sul lavoro e di un sistema repressivo, mentre le istituzioni e la politica sono latitanti e non riescono a trovare una soluzione abitativa per un numero così esiguo di persone, costrette ad accamparsi sulla sabbia durante l'inverno anche con la pioggia, il vento e le mareggiate. 
Stampa Stampa