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Trapani, la città dei due Cie

Per la prima volta, il 20 febbraio 2012, una giornalista è entrata nel Centro di identificazione e di espulsione di contrada Milo a Trapani, aperto l’8 luglio e mai accessibile alla stampa a causa del divieto imposto dall'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni. Ora che il divieto è stato rimosso grazie al nuovo ministro Anna Maria Cancellieri che ha raccolto le richieste della campagna LasciateCIEntrare, queste sono le prime immagini della struttura che sorge ai piedi della collina di Erice, noto centro turistico siciliano. All'interno sono stati reclusi prevalentemente i tunisini arrivati a Lampedusa e a Pantelleria dopo il 5 aprile 2011. Alcuni sono trattenuti nel Cie dalla scorsa estate. Un centinaio gli atti di autolesionismo. Forte il contrasto con l'altro centro di detenzione per migranti di Trapani, il Serraino Vulpitta, dove nel 1999 morirono in un rogo sei tunisini, tre arsi vivi e tre per le ustioni riportate. Una struttura fatiscente ricavata nei locali di un vecchio ospizio. Le immagini del Cie Vulpitta testimoniano un luogo in cui la tensione rimane molto alta. Al Vulpitta la maggioranza dei reclusi sono ex detenuti in attesa del rimpatrio. Medici senza frontiere aveva chiesto la chiusura del Cie Vulpitta già nel 2010, ottenendo un impegno in tal senso dal ministero dell'Interno. A due anni di distanza il Cie è ancora in funzione, nonostante sia ormai stata aperta la nuova struttura di Milo. Come si vede dalle fotografie, la camerata con le sbarre in cui sono reclusi i migranti è chiusa da una porta blindata, a sua volta bloccata da un carrello. Accanto alla porta c'è la stanza degli agenti di polizia che non è stato possibile riprendere per ragioni di sicurezza. Fotoreportage di Raffaella Cosentino per Redattore sociale.
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