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La schiavitù in Africa, una catena che non si è mai spezzata

Alla fine del Quattrocento nel mondo si sviluppò un imponente e mostruoso traffico di essere umani: la tratta degli schiavi. Si stima che nel corso di quattro secoli non meno di quattordici milioni di africani furono catturati e deportati dai mercanti europei nelle piantagioni americane, costretti a lavorare in condizioni infernali fino alla morte. Gli storici, inoltre, valutano in 10-18 milioni il numero di persone strappate dai loro villaggi dai trafficanti arabi, che fin dal 700 controllavano le rotte schiaviste nel mar Rosso, nell'oceano Indiano e nel deserto del Sahara.
Nel 1887 un vescovo cattolico, il cardinale francese Charles Martial Allemand Lavigerie (1825 –1892), lanciò una campagna antischiavista con l'obiettivo di fermare l'ignobile “commercio dei negri”. Oggi, a distanza di 125 anni da quella storica iniziativa, i Missionari d’Africa, Padri bianchi e Suore bianche, ravvivano l'opera di denuncia del loro fondatore attraverso la mostra fotografica “Spezziamo le catene!” che illustra il dramma della schiavitù (abolita solo formalmente) in Africa, dall'epoca delle navi negriere ai giorni nostri.
La mostra (Roma, Chiesa del Gesù – 9-18 novembre 2012) è stata realizzata dai Missionari d'Africa (Padri bianchi) e le Suore missionarie di Nostra Signora d’Africa (Suore bianche). Ricerca immagini e realizzazione testi a cura della redazione della rivista Africa (www.missionaridafrica.org).
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