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Bangladesh: il ‘terzo genere’ delle hijras “né uomini, né donne”

Annalisa Natali Murri affronta lacondizione delle hijras di Dhaka, capitale del Bangladesh, né uomini né donne appartenenti al cosiddetto “terzo genere”. Vera e propria casta dell’Asia meridionale, un tempo considerata alla stregua di divinità, in grado con canti e danze rituali di auspicare fortuna e fertilità, la comunità hijra (dalla radice araba hjr "colui che lascia la tribù") è composta soprattutto da mussulmani, indù e cristiani di ceti sociali diversi e viene identificata storicamente con gli eunuchi. La rimozione dei genitali maschili (nirwaan) era infatti considerato un requisito fondamentale per accedere alla dimensione spirituale. Con l’arrivo degli inglesi e della morale vittoriana, furono perseguitati da leggi come il Criminal Tribes Act  (1871), che li stigmatizzò come reietti e sodomiti anche dopo l'indipendenza. Da un ventennio, la tribù hijra accoglie pure transessuali, omosessuali, uomini e donne con variazioni intersessuali cacciati dai loro villaggi sin dalla tenera età. Le comunità sono organizzate in famiglie, ciascuna guidata da una “madre” (guru ma), che insegna alle giovani chelas a danzare, cantare e a suonare strumenti musicali per esibirsi nelle cerimonie. Un consiglio di anziane coordina le famiglie e si occupa di eseguire le sempre più rare - perché vietate per legge - evirazioni, in strutture prive di requisiti igienico-sanitari, che espongono le adepte  al rischio d’infezioni. “Le oltre 35 mila hijras che vivono nel paese oggi vengono disprezzate e derise, sono prive di un'identità riconosciuta - spiega la fotografa - non hanno accesso all'istruzione o al lavoro. Sono prive di diritti civili e cittadinanza e costrette a mendicare o a prostituirsi per vivere”. Dopo anni di mobilitazioni di Ong internazionali, prima l’India e poi il Pakistan (2009) hanno formalmente introdotto il “terzo genere” sui documenti, garantendo loro diritti umani e di voto. In Bangladesh,l’unico spiraglio concesso è stato la legalizzazione del lavoro sessuale (2000). Una debole iniziativa che non le ha strappate dalla marginalità, né al dilagare di malattie sessualmente trasmissibili come Hiv ed AIDS. “Cinderellas” sarà in mostra dal 7 al 29 marzo 2013 presso lo spazio espositivo romano di Officine Fotografiche, nell’ambito della collettiva “Percorsi Atemporali. Memoria, disfunzioni e problematiche sociali” in programma nel corso dell’VIII edizione della rassegna fotografica “Obbiettivo Donna”, a cura di Lina Pallotta ed Emilio D'Itri. Vai all'articolo>>

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