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Hotel House, una casa per migliaia di migranti

"Torre di Babele cruciforme" così il sociologo Adriano Cancellieri definisce l’Hotel House di Porto Recanati, un edificio di 480 appartamenti per 16 piani di palazzo fatto di tanti micro-mondi che convivono quotidianamente. Nato dal boom economico degli anni '60 come "seconda casa" per il ceto medio italiano, negli anni l’Hotel House è diventato la "prima casa" del popolo dei migranti, sono circa trenta le etnie che lo abitano. Christian Tasso, fotografo professionista, in questo microcosmo culturale ha vissuto un’esperienza di vita da cui è nata la mostra personale "Hotel House: i micromondi di Christian Tasso". Visibile sabato 8 giugno 2013 (presso il cortile dell’Hotel House), la mostra, curata da Federica Mariani, con progetto grafico e allestimento di Federico Carletti, è stata patrocinata e cofinanziata dall’Unione europea, dal Fondo europeo per l’integrazione di cittadini dei paesi terzi, dal ministero degli Interni, in collaborazione con la cooperativa il Faro. "L’Hotel House si viaggia in verticale - scrive Christian Tasso nel testo introduttivo al progetto - al suo interno puoi trovare ogni cosa: un pittore che viene dal Pakistan e un falegname che arriva dal Senegal, puoi trovare poeti del Bangladesh e scrittori Nigeriani, meccanici idraulici, operai, cuochi, suonatori, artigiani...". Una serie infinita di storie accomunate dallo stesso indirizzo di residenza: via Salvo d’Acquisto, N.8. Una casa per migliaia di persone che "a differenza di come viene percepita dall’esterno - dichiara Tasso - non è un crocevia di violenza e degrado sociale, bensì un contenitore di vite agglomerate dalle promesse di un mondo che sembra non essere più in grado di mantenere la sua parola". L'sposizione farà il giro delle Marche e d'Italia. Vai all'articolo
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