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La grafica di Dolcini che faceva parlare le istituzioni con i cittadini

Grafico, progettista, fotografo, disegnatore sono alcuni dei molteplici volti di Massimo Dolcini. Classe 1945, ha frequentato l’istituto superiore di arti grafiche di Urbino in cui alla fine degli anni Sessanta conosce Albe Steiner, coordinatore del corso. Il maestro gli trasmette il suo credo del graphic designer: il talento artistico ha senso solo al servizio dell’impegno sociale. Dolcini sostenitore di una centralità della realtà periferica, com’erano negli anni Settanta le Marche, il grafico si ricavò un ruolo da protagonista, meglio da apripista, per quella che sarebbe stata conosciuta come la "grafica di pubblica utilità", la grafica al servizio degli utenti. Espressione, e frutto, di quel particolare momento storico e politico vissuto dalle amministrazioni pubbliche tra il 1971 ed il 1989. L'approccio diretto, comunicativo, riconoscibile ha contraddistino Dolcini nei suoi lavori. L’obiettivo è di far “parlare” le istituzioni con i cittadini, coinvolgendoli nel processo dell’amministrare la cosa pubblica. Attraverso i suoi manifesti affissi quotidianamente sui muri pesaresi per vent’anni, la cittadinanza veniva informata capillarmente di ogni evento di qualche rilevanza sociale, politica, culturale, urbanistica e sanitaria.
La mostra a dieci anni dalla scomparsa (2005) “La grafica per una cittadinanza consapevole”, a cura di Mario Piazza, intende proporre una rilettura critica e storiografica dell’intero excursus dell’attività professionale di Dolcini. Qui alcuni dei manifesti esposti alla Galleria Carifano del Palazzo Corbelli di Fano. La mostra sarà visitabile dal 3 luglio al 10 settembre 2015. 
 
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