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Raccolta delle olive, nella tendopoli la vita precaria dei braccianti africani

Vivono in condizioni estremamente precarie gli oltre 800 lavoratori africani impegnati per quasi tre mesi nella raccolta stagionale delle olive di Campobello di Mazara (Tp). Sono accolti nella tendopoli del campo "Ciao Usman", un’area esterna del bene confiscato alla mafia l'ex-oleificio "Fontane d’oro" affidato a Libera. A gestire il campo, con l'autorizzazione della prefettura e la responsabilità amministrativa del comune, quest'anno sono rimaste soltanto Libera e la Croce Rossa, che garantisce ogni sera dalle 16 alle 20 un presidio mobile di assistenza sanitaria. Il numero di presenze maggiore ha reso il campo molto più disorganizzato: le tende sono troppo ammassate e la raccolta dei rifiuti è affidata alle buone intenzioni di pochi. Gli immigrati impegnati nella raccolta delle olive lavorano quasi tutti regolarmente al nord Italia e a Campobello prestano la loro manodopera con voucher o con contratti stagionali. Chi è regolare guadagna da 40 a 50 euro al giorno: una cassetta di olive viene pagata da 3 a 4,50 euro massimo. Il campo "Ciao Usman" è un vero e proprio villaggio africano: ci sono alcuni punti ristoro con qualche vecchia tv e cinque piccoli ristoranti (3 senegalesi, uno tunisino e uno sudanese). Le nazionalità maggiormente presenti sono il Senegal, la Tunisia, il Marocco e poi a seguire il Gambia, la Costa d'Avorio e il Ghana. 
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