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Je m'appelle Nathan: metafora poetica sul mistero dell'autismo

Durata: 2'

Je m'appelle Nathan: metafora poetica sul mistero dell'autismo
"Sono solo sulla mia barca. Sono prigioniero del cielo. Io mi chiamo Nathan. Non mi piace la realtà”. Sono i versi di una canzone del cantante francese Calogero a chiudere il cortometraggio di animazione in 3d “Je m'appelle Nathan” di Benoit Berthe, una metafora poetica sul mistero dell’autismo. Il video, che ha ottenuto il terzo premio del pubblico al festival Going underground di Berlino nel 2012 ed è stato selezionato in numerose rassegne internazionali, è in concorso tra i finalisti dell’AS Film festival di Roma (16 giugno 2013), il primo organizzato da persone con la sindrome di Asperger. “Je m'appelle Nathan” è il primo film d'animazione realizzato da Berthe durante i suoi studi presso la Supinfocom: il prodotto di un’”esercizio” ben risuscito che prevedeva la realizzazione di un video brevissimo ispirato dalle parole di una canzone francese. L’idea di partenza è stata un’immagine, come racconta lo stesso autore: quella di un bambino con una gabbia in testa. Un’immagine di solitudine e diversità. E’ stato un insegnante a tirar fuori il termine “autismo” e a rivelare a Berthe il senso intorno al quale si stava muovendo senza vederlo. I versi che chiudono il corto sono tratti dalla canzone su un bambino autistico "Nathan", scritta da Marc Lavoine, e cantata da Calogero. La canzone fa parte dell’ album “L'Embellie”. Vai all'articolo
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