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Sparizioni, tortura, carcere: il tormento delle donne saharawi

Durata: 3' 55''

Sparizioni, tortura, carcere: il tormento delle donne saharawi

Sparizioni forzate, tortura, prigioni segrete, fosse comuni, nessun processo e nessuna giustizia. La storia del Sahara Occidentale, il territorio a sud del Marocco dallo status politico ancora indefinito, è scandita da una cupa sequenza di violazioni dei diritti umani. Ed è tuttora dimenticata. Il documentario “Just let you know I’m alive” (Solo per farti sapere che sono viva) della giornalista Emanuela Zuccalà e della fotografa Simona Ghizzoni racconta la violenza subita da un popolo attraverso uno sguardo femminile e intimo. Sono le donne saharawi a parlare, attraverso testimonianze, diari, vecchie fotografie. Storie drammatiche, come quella di Degja, prelevata con la forza da casa sua dalla polizia marocchina e trascinata per anni da una prigione all’altra nella febbrile attesa dell’interrogatorio e della tortura. O quella di Soukaina, che ha vissuto per 11 anni in una cella angusta. Dopo il suo arresto, la figlia minore è morta di stenti perché nessuno poteva prendersi cura di lei. E di Leila, una moderna Antigone, tormentata dall’impossibilità di dare sepoltura al cadavere del fratello Said, morto nel dicembre per le violenze subite del 2010.  “Just let you know I’m alive” è stato presentato, in anteprima italiana, il 24 novembre 2013, all’interno della rassegna cinematografica Siamo pari! La parola alle donne, organizzata dalla Fondazione Intervita. L’anteprima romana del film si svolgerà in occasione della Giornata internazionale della donna, l'8 marzo 2014 al cinema L’Aquila. Leggi l'articolo

Il documentario, prodotto da Zona in collaborazione con l’associazione algerina Sos Femmes en Détresse, è stato realizzato grazie al sostegno della fondazione americana The Aftermath Project, della Chiesa Valdese e dei fondi raccolti attraverso una campagna di crowdfunding alla quale hanno contribuito decine di associazioni non profit italiane, artisti, fotografi, redazioni giornalistiche e comuni cittadini. Il film gode del patrocinio della sezione italiana di Amnesty International e della Rasd (Repubblica Araba Saharawi Democratica ), oltre che della Rappresentanza italiana del Fronte Polisario.

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