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I rom dalle baracche alle tende, sotto il sole di Cosenza

Durata: 3'06''

I rom dalle baracche alle tende, sotto il sole di Cosenza

Dalle baracche sulle sponde del fiume Crati al campo d’emergenza della Protezione Civile il passo è breve. Siamo a Cosenza. Il termometro di questi giorni (luglio 2015) supera i 40° all’ombra. Un’afa resa ancora più insopportabile dalle tende di plastica allestite dal Comune di Cosenza per ospitare la comunità rom.
A 20 giorni dallo sgombero della baraccopoli, 400 persone vivono in condizioni inumane. A pagare il prezzo più alto bambini e anziani. Ma anche le donne. Lunedì 13 luglio una signora incinta di sette mesi ha avuto un malore e ha perso la bambina che portava in grembo. E il grido d’allarme, lanciato dalle associazioni a più riprese, è arrivato in procura. La Fondazione “Romanì Italia”, infatti, ha presentato un esposto, per chiedere di accertare “sia le cause della morte della bambina, sia eventuali reati commessi dal Comune di Cosenza nella realizzazione della tendopoli e nella gestione e trasferimento delle persone nella stessa tendopoli".
Alla stazione di Vaglio Lise le tende sono numerate. Quaranta circa, per quattrocento persone. E il campo non ce la fa a tenerle tutte. Alcune vivono nel perimetro sottostante la stazione ferroviaria. Con roulotte e poltrone di fortuna. E sul dopo-tendopoli non c’è ancora nessuna certezza. Video di Giulia Zanfino.

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