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Pomodoro nero, nel "Gran ghetto" dei braccianti schiavi

Durata: 6' 55''

Pomodoro nero, nel "Gran ghetto" dei braccianti schiavi

A pochi chilometri da Foggia sorge una baraccopoli abitata dall’esercito di irregolari che lavora per l’industria del pomodoro. Una terra di nessuno che in estate arriva a ospitare oltre duemila braccianti, originari soprattutto dell'Africa Occidentale. A testa bassa i migranti raccolgono pomodori per 10 ore al giorno: un cassone da 500 kg vale 3 euro. Non esistono buste paga né diritti. Il business delle braccia africane è affidato da un sistema piramidale di intermediari che specula sul lavoro dei migranti, tra l’incudine e il martello di una filiera che si regge sul loro sfruttamento. Il corto “Pomodoro nero” di Raffaele Petralla, Rossella Anitori e Antonio Laforgia ci porta dentro il "Gran ghetto", la più grande baraccopoli di raccoglitori di pomodoro in Puglia. Il video, pubblicato da Repubblica.it, è stato selezionato per il Premio L'anello debole 2014. Vai all'articolo

 

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