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Una casbah nel cuore di Roma per conoscere meglio l'Islam

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21 febbraio 2001

ROMA - Il cuore dell’Islam pulsa dentro Roma. Una casbah in miniatura è stata ricostruita all’interno del museo etnografico "Pigorini" per un viaggio virtuale tra i vicoli misteriosi del centro storico-culturale delle città del Maghreb. Un’iniziativa realizzata da un consorzio di enti tra cui il Cies (Centro informazione ed educazione allo sviluppo) di Roma e l’associazione Tangeri, costituita da italiani e marocchini, con il contributo della Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri.
Si tratta di un modo originale e divertente di avvicinare i romani alla cultura degli immigrati arabi. E magari per far cadere qualche pregiudizio. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni al pubblico, fino al 3 marzo, periodo in cui verranno organizzati appuntamenti culturali, incontri e convegni.

La Casbah: questa misteriosa; scenografia esotica di pellicole mitiche come "Casablanca" o "La Battaglia di Algeri". Per gli italiani questo elemento tipico della cultura islamica fino ad oggi è esistito soltanto attraverso l’immaginario cinematografico. Eppure se si vuole approfondire gli aspetti reali dell’Islam, dalla vita quotidiana al rapporto con la religione, è essenziale addentrarsi nei suoi labirinti, nei suoi vicoli stretti e affascinanti.

L’allestimento ricorda i presepi viventi delle feste di Natale. L’interno del museo è un groviglio di viuzze, case di cartapesta e personaggi in costume. Un vero percorso formativo interattivo dove il visitatore sembra catapultato tra i quartieri della Mecca o Algeri. Studenti delle scuole dell’obbligo, scoprono l’artigianato dei negozi arabi, i luoghi di culto e della vita sociale degli islamici come il bagno turco. Pannelli e filmati aiutano il pubblico a comprendere gli elementi del patrimonio culturale arabo. In veste di "cicerone" alcuni immigrati iraniani, egiziani, pakistani, arruolati dal Cies illustrano gli aspetti dell’universo arabo e rispondono alle domande dei ragazzi curiosi, oltre che a rendere più realistica la scenografia islamica. "Quando arrivano alla fine del percorso guidato, i ragazzi sono soddisfatti e non vorrebbero andare via", racconta soddisfatto Mofid, figurante palestinese laureato in architettura. E’ da vent’anni in Italia e ha il difficile compito di spiegare la religione islamica ai visitatori. La preghiera, il mese del Ramadam, tutti elementi di un culto così distante da quello cristiano. Anche grazie a lui i ragazzi scoprono che le tre religioni monoteiste hanno la stessa origine. Forse per loro qualche pregiudizio è caduto. (fl)

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Tag: islam, religioni

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