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Giulio Girardi: la globalizzazione dal punto di vista degli oppressi

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21 febbraio 2001

GENOVA - Ancora una volta la sala del dopolavoro ferroviario, capace di 150 posti, si è rivelata troppo piccola per contenere i partecipanti ad uno degli incontri organizzati dalla rete controg8 in preparazione alle manifestazioni contro il vertice di luglio. L’altra sera il relatore era Giulio Girardi: teologo della liberazione, professore universitario, scrittore, partecipante al Concilio Vaticano II ed espulso dall'ordine dei salesiani per divergenze ideologiche. Quando anche l'istituto Lumen Vitae di Bruxelles lo espulse, per le stesse ragioni, si dimisero in segno di solidarietà anche Francois Houtart, in questi giorni segretario del Forum Social Mundial di Porto Alegre e l'educatore Paulo Freire.

Girardi ha sottolineato che, contrariamente a quanto spesso si dice e si scrive, il "popolo di Seattle" non contesta la globalizzazione in sé, ma questa globalizzazione neoliberista che svincola i mercati finanziari dalla politica e dalla morale, dando vita ad una nuova versione dell'imperialismo. Ha tracciato un'analisi dell'attuale situazione internazionale ponendosi dal punto di vista degli oppressi, sostenendo che un'alternativa, seppure apparentemente impossibile, vista la sproporzione delle forze in campo, è assolutamente indifferibile.

Molti potrebbero essere i fattori, soggettivi ed oggettivi, che inducono al pessimismo; la globalizzazione neoliberale sembra aver vinto non solo sul piano finanziario e militare, ma anche su quello culturale; gli esclusi dal potere sono scoraggiati e divisi. E tuttavia esistono nel mondo esperienze di lotta di indigeni, contadini, donne ("coscienti e ribelli", li ha definiti lo scrittore) che, come gli zapatisti messicani (che hanno dichiarato di "non voler prendere il potere" secondo il significato che normalmente si attribuisce a questa espressione) e le migliaia partecipanti al Forum Social Mundial di Porto Alegre, si contrappongono allo stato attuale del pianeta in maniera del tutto nuova e creativa.

"Non serve un nuovo Marx", ha concluso, "ma un Marx collettivo, capace di creare i presupposti per cui l'intelligenza collettiva degli oppressi possa creare nuove condizioni di uguaglianza dei diritti e di libertà. Tra i numerosi scritti di Giulio Girardi ricordiamo: "Cuba dopo il crollo del comunismo"; "La conquista dell'America.Dalla parte dei vinti"; "Riscoprire Gandhi: La violenza è l'ultima parola della storia?"; "Fede cristiana e materialismo storico"; “Rivoluzione popolare e occupazione del tempio" e numerosi altri. (U.d.m)

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Tag: G8 Genova

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