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"Il Cpt di via Corelli è un lager", indetta una manifestazione di protesta

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21 febbraio 2001

MILANO - Il 10 marzo è il giorno della protesta, il giorno in cui verrà chiesta con forza la chiusura del centro di permanenza temporanea di Via Corelli, il tutto alla luce degli episodi di violazione della libertà degli stranieri. Promotori dell’iniziativa sono Naga, Macondo e Apolidia, che nell’organizzare la manifestazione lanciano anche un appello.

“Dopo un anno – affermano - il "lager" di via Corelli ha riaperto. Il luogo che ha visto l'incarcerazione, spesso illegale e arbitraria, e la deportazione di migliaia di migranti, ha riaperto. Oggi ci dicono che il centro di permanenza temporanea (CPT) è più umano. Ci dicono che ha muri di pietra oltre ai container di metallo, ma sono muri che formano celle. Celle che hanno sbarre alle finestre, circondate da nuovi recinti di ferro e con nuove telecamere a sorvegliare i migranti. E siccome, grazie a tutti questi muri, il centro è ormai "umano", associazioni, parenti e conoscenti dei detenuti vengono lasciati fuori dalla porta. Forse qualche eccezione verrà fatta da chi i centri li accetta ed è disposto a gestirli concorrendo ai relativi appalti. Come prima, più di prima, Corelli somiglia sempre più a un carcere dove uomini e donne, colpevoli di non aver un documento - gli stessi uomini e le stesse donne che vivono e lavorano insieme a noi - saranno rinchiusi per essere ricacciati con la forza oltre le nostre frontiere.

"Poco importa che non abbiano commesso reati. Poco importa che la loro colpa è quella soltanto di cercare un lavoro ed una esistenza migliore. Poco importa che chi non verrà catturato sarà comunque costretto a nascondersi ed a subire il ricatto dell'espulsione. Poco importa che i migranti che verranno sfruttati, truffati, vessati, non potranno reagire. Poco importa che chi tra loro non verrà pagato, sarà aggredito o verrà fatto dormire in cantine e soffitte, non potrà alzare la testa per timore dell'espulsione. Poco importa che questi centri rafforzino la condizione di "invisibile", di "schiavo invisibile" a cui sono sottoposti uomini colpevoli solo di aver attraversato una frontiera. Poco importa se si è inventato una legge e un diritto separati per i migranti. Tutto questo poco importa. Solo ora, meglio tardi che mai, qualcuno all'interno della magistratura avanza dubbi sulla costituzionalità di questi centri. Mentre questi dubbi vengono sollevati, esponenti del governo annunciano che non defletteranno dalla lotta alla clandestinità. Poco importa poi se la lotta è contro i clandestini e non contro tutto quello che provoca e condanna alla clandestinità. L'opposizione gongola ed invoca ora, ancora, il reato "d'immigrazione clandestina". Se questa misura sarà un ulteriore incentivo a vantaggio di chi l'immigrazione la sfrutta, questo importa ancora meno. Per quelli a cui tutto questo importa è giunto di nuovo il momento di rendere visibile ciò che non si vuole vedere. Per chiedere la chiusura dei "lager" e riaffermare i diritti negati è giunto il momento di scendere di nuovo in piazza”. (U.D.M)

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