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L’abuso dei diritti dilaga nelle prigioni keniane: 40.000 detenuti ammassati in celle costruite per 4.000. Nuovo rapporto della Commissione diritti umani

06 marzo 2003

NAIROBI - Le prigioni keniane sono diventate campi di morte. Questo è quanto emerge dal nuovo rapporto della Commissione Permanente per i Diritti Umani del Kenya, una commissione nominata nel luglio del 2000 dall’allora presidente Daniel Arap Moi il cui mandato è di assicurare l’osservanza, il rispetto e la tutela dei diritti umani di tutti i Keniani, inclusi quelli in prigione, nelle celle della polizia e in altri luoghi di detenzione.
Intitolato “Rapporto speciale sulle ispezioni nelle prigioni keniane”, si tratta del sesto rapporto speciale da quando la Commissione ha visitato per la prima volta le prigioni, nell’ottobre del 2000. E’ basato sulle visite della Commissione a varie prigioni dello stato. Secondo il rapporto, i detenuti sono continuamente soggetti a trattamenti crudeli, degradanti e disumani, in contrapposizione agli standard dei diritti umani.
Le violazioni dei diritti umani continuano inesorabilmente nelle prigioni keniane nonostante il fatto che il Kenya sia firmatario della Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 45/111 del 14 dicembre 1990, in cui si stabilisce che tutti i prigionieri devono essere trattati con rispetto secondo la loro intrinseca dignità e valore in quanto esseri umani.
Il rapporto evidenzia che le prigioni keniane sono sovraffollate mentre i reclusi sono malnutriti, camminano in divise cenciose, senza che ci si occupi della loro salute di base. Nonostante le prigioni siano state introdotte in Kenya durante il governo coloniale, nessuno sforzo è stato fatto dall’indipendenza, nel 1963, per migliorare o ampliare le strutture esistenti in modo da far fronte alla crescente popolazione carceraria. Di conseguenza 40.000 detenuti occupano attualmente strutture pensate per 4.000 reclusi. Nairobi, la capitale, sostiene il peso maggiore con 3.000 carcerati che si trovano in strutture di soli 400 posti.
Per documentare il problema della congestione, il rapporto fornisce informazioni su alcune delle prigioni visitate. Nel carcere di massima sicurezza di Shimo La Tewa, nella città costiera di Mombasa, 2.329 detenuti occupano la struttura che era originariamente per 708. Nella Kamiti Maximum Prison Remand Block di Nairobi (un carcere per detenuti in attesa di giudizio) ci sono 7-8 prigionieri in una cella che misura 3 metri per 3. Lo spazio a terra è fortemente inadeguato, specialmente quando i detenuti vanno a dormire.
Stando al rapporto, la commissione ha osservato che in una cella dormitorio tutti i detenuti dormivano sul loro fianco, girati tutti nella stessa direzione, stretti l’un l’altro come sardine in scatola così da occupare tutto lo spazio a terra disponibile. Per aggiungere l’insulto all’ingiuria, la maggior parte degli edifici in cui si trovano i reclusi hanno una insufficiente ventilazione e poca luce naturale. Nella prigione di Kodiaga, vicino alla città lacustre di Kisumu, le celle devono essere illuminate indifferentemente giorno e notte. Il calore generato dalle lampadine rende particolarmente calde le celle e difficile la vita dei reclusi. (Africanews – Traduzione di Tiziana Catinari)
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