:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Nello Swaziland le aziende prendono in mano la lotta all’Aids con programmi autonomi di prevenzione e cura

15 settembre 2003

in esclusiva da AfricaNews
Il regno dello Swaziland, nel sud del continente africano, ha improvvisamente preso coscienza della realtà dell’Hiv/Aids. Allarmata dall’impatto dell’Aids sulla forza lavoro, la comunità economico-finanziaria dello Swaziland sta assumendo l’iniziativa nella fornitura di programmi sanitari per salvaguardare operai e management.
“Gli uomini d’affari stanno comprendendo che non può essere lasciato solo al governo il compito di trovare una soluzione”, dice Musa Hlope, ex-direttore esecutivo della federazione dei lavoratori dello Swaziland (Fse). Studiando come le singole aziende stanno promovendo la diffusione di messaggi che mettano in guardia dal pericolo dell’Aids, e tentando soluzioni, il mondo degli affari sta diventando ora determinante dopo essere apparso inizialmente sopraffatto dalla pandemia.
“Il 2003 è l’anno dell’Aids, da quando le compagnie sono diventate realmente consapevoli del pericolo che si trovano di fronte. Ci sono stati troppi morti tra i loro dipendenti. Il pedaggio economico e finanziario è stato terribile”, spiega Phindile Weatherson, manager addetta alle risorse umane della Standard Bank dello Swaziland.
La perdita finanziaria include un calo del tempo di lavoro a causa dell’assenteismo, la vanificazione dell’investimento nella formazione dopo che operai specializzati e dirigenti sono morti, il pagamento di spese mediche e di indennità per le morti. Ma anche il danno psicologico e l’abbassamento del morale sono stati rilevanti. “Molte aziende sono come famiglie, particolarmente in un paese piccolo come lo Swaziland. I lavoratori reagiscono un po’ come un parente che se ne va quando un loro collega muore. Se ciò si moltiplica per il numero di morti premature causate dall’Aids, il risultato è un diffuso e pervadente stato di tristezza e disperazione che prende tutto e tutti”, dice Weatherson.

Ma i differenti settori dell’economia del paese non hanno risposto in modo omogeneo alla crisi. Lo Swaziland ha un’economia basata sull’agricoltura, e il mondo degli imprenditori agricoli è stato in testa negli sforzi anti-Aids. “L’agricoltura è stata colpita gravemente. L’incidenza dell’Hiv è vicina, o addirittura più alta, del 38,6% di infezione rilevato tra tutti gli adulti del paese”, dice Hlope, che ha lasciato il suo posto nell’Fse il mese scorso per diventare un consulente specializzato sull’Aids nei posti di lavoro.
“Il ministero dell’agricoltura ha svolto una ricerca per capire l’estensione del problema, e i proprietari di attività agricole hanno aperto gli occhi. Hanno iniziato alcuni programmi innovativi”, riferisce Hlope.
Themba Dlamini, direttore esecutivo della conglomerata Tibiyo TakaNgwane, dice: “Noi siamo i principali azionisti di due grosse piantagioni di zucchero. Non sono solo i tagliatori di canne da zucchero a essere sieropositivi; anche molti componenti del management e operai specializzati sono infettati. E’ il nostro problema più grave”.
Una grande compagnia per la lavorazione dello zucchero, la Simunye Sugar, nella prateria orientale dello Swaziland, è la principale alleata del sistema sanitario del governo nel trattamento dell’Aids. Non solo ai lavoratori contagiati, ma anche alle loro mogli e ai loro bambini sono forniti farmaci antiretrovirali e altre medicine. “Stiamo provando a convincere un’altra azienda zuccheriera, la Lubombo Sugar, a fare lo stesso”, dice Dlamini. La sua compagnia possiede azioni praticamente in tutto lo Swaziland, e i programmi sull’Aids che si sono rivelati efficaci saranno introdotti ad altre aziende.
“Quando l’Organizzazione mondiale della sanità riuscirà a far abbassare i prezzi delle medicine, ciò ci aiuterà molto &#

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa