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Il Kenya copia il ''Patriot Act'' dagli Usa e prepara una legge anti-terrorismo che cancella i diritti umani

03 ottobre 2003

In esclusiva da AfricaNews
NAIROBI - Nel tentativo di combattere il terrorismo, il governo del Kenya, imbeccato dall’amministrazione Usa, ha pubblicato una legge che ha fatto rabbrividire tutte le organizzazioni per i diritti umani.
Il provvedimento era diventato urgente dopo l’attentato dell’agosto 1998 all’ambasciata americana di Nairobi, l’attacco dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle del World Trade Centre a New York e le bombe esplose nel Paradise Lodge, di proprietà israeliana, nella città portuale di Mombasa a novembre del 2002.
Se il governo è giustificato per dover emettere una legge che intende combattere il terrorismo, il quale ha quasi rovinato l’industria del turismo, il procuratore generale Amos Wako è stato messo sotto accusa per aver pubblicato quello che viene visto come una replica di una legge americana. Il codiddetto “Suppression of terrorism bill 2003” si rifà largamente allo statunitense “Patriot Act”, una legge frettolosamente approvata nell’ottobre 2001, subito dopo l’attacco alle Twin Towers come risposta americana al terrorismo sul suolo della nazione.
Ancora prima di essere presentata al dibattito parlamentare, la proposta potrebbe non vedere neppure la luce dato che il principale partito di opposizione (il Kanu, Kenya African National Union) e una parte della coalizione al governo (il Narc, National Rainbow Coalition) hanno dichiarato di volerla contrastare. Al centro della controversia vi è la definizione di terrorismo, vista come ottusa e confusa. Secondo la sezione 3 (1) del testo, “terrorismo” significa:
a) uso di minaccia o azione dove
b) l’uso della minaccia ha l’intento di influenzare il governo o intimidire l’opinione pubblica e
c) l’uso della minaccia è attuato allo scopo di affermare una causa politica, religiosa o ideologica.
Da questa definizione, non si può negare che la proposta di legge sospende letteralmente le libertà fondamentali e personali previste dalla costituzione keniana.
Se questo non fosse abbastanza crudele, la sezione 3 (11) del testo classifica come “terrorismo” ordinari atti criminali di aggressione, danneggiamenti alla proprietà (intenzionali e non) e alla salute e trasgressioni gravi. Una sezione – contenuta anche nel “Patriot Act” degli Usa – che contraddice la sezione 78 (1) della costituzione del Kenya la quale garantisce la libertà di coscienza e di religione.
Senza contare che la stessa sezione 3 (1) della legge implica che convincimenti ideologici costituiscono ugualmente terrorismo. Ne consegue che le prediche sull’inferno per i cristiani possono essere etichettate come terrorismo, dato che predicare l’inferno è una minaccia. Secondo la sezione, inoltre, criticare il governo è ugualmente terrorismo.
Se la legge fosse stata pubblicata al culmine del clamore per il multipartitismo all’inizio degli anni 90, molte organizzazioni sarebbero finite nella lista di proscrizione, dato che la sezione 9 del testo assegna al ministro in carica per la sicurezza nazionale il potere di dichiarare qualsiasi organizzazione come “terrorista”. Una volta proscritta, è un reato essere direttore di un’organizzazione di questo genere, e la pena minima è l’ergastolo.
Secondo la sezione 9 (5), una persona che dirige, a qualsiasi livello, le attività di un’organizzazione coinvolta nella attuazione di atti di terrorismo sarà colpevole di reato e passibile di condanna al carcere a vita. Nessun dubbio, si tratta della ripetizione della sezione 411 del “Patriot Act”.
La legge si intromette anche nella libertà di associazione: la sezione 10 (1) stabilisce che è reato essere membro di una organizzazione dichiarata terrorista, un reato che comporta una condanna a 10 anni di prigione.
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