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La Tanzania contro il lavoro minorile. Lavori domestici, prostituzione e centinaia di migliaia di bambini arruolati nell'agricoltura commerciale e nel settore estrattivo

06 novembre 2003

In esclusica da AfricaNews
LA13ENNE KENA, due anni fa, ha lasciato la sua casa nella città portuale di Tanga, nel nord-est della Tanzania. Provenendo da una famiglia povera, Kena era entusiasta rispetto alla prospettiva di viaggiare, a maggior ragione in un posto lontano. Non solo sarebbe andata nella capitale commerciale del paese, Dar es Salaam, ma le era anche stata promessa un’istruzione, che la sua famiglia non poteva permettersi di pagare.
All’inizio la vita a Dar es Salaam era buona, e Kena veniva trattata come gli altri bambini nella sua nuova famiglia. Ma all’arrivo a Tandika, uno dei sobborghi più poveri della città, si è subito resa conto che non avrebbe trascorso le mattinate a camminare verso la scuola. Al contrario, è stata costretta a fare il bucato, pulire la casa e cucinare per i due adulti e i quattro bambini con cui viveva. “Dopo un po’ ho cominciato a chiedere quando avrei potuto andare a scuola – ha spiegato – ma mi è stato detto che non facevo parte della famiglia e che mi sarei dovuta scordare la scuola perché fingevo di essere piccola pur essendo già cresciuta”.
Sebbene maltrattata e picchiata di frequente, Kena ha sopportato questo trattamento per 15 mesi, guadagnando 2.500 scellini (pari a 2,50 dollari) al mese, fino a quando è riuscita a fuggire, finendo in un centro di accoglienza gestito da un’organizzazione che assiste i bambini vittime del lavoro minorile. L’organizzazione che si è presa cura di lei è la Kiota Women's Health and Development Organisation. Lavorando a stretto contatto con i responsabili di circoscrizione all’interno delle strutture della comunità, questa Ong opera per impedire che le giovani diventino prostitute o lavorino come domestiche.
L’organizzazione a livello nazionale gestisce anche otto centri di gestione delle emergenze per salvare e riabilitare queste ragazze, ma la direttrice, Justa Mwaituka, è preoccupata rispetto al trend emergente. “Il problema è difficile da precisare in termini quantitativi, ma è certamente serio e si sta aggravando perché continuiamo a ricevere nuovi arrivi, mentre tra le bambine coinvolte nella prostituzione spuntano sempre volti nuovi”. La direttrice ha aggiunto che è in aumento anche il numero delle ragazze coinvolte nel traffico che da varie zone del paese le conduce a Dar es Salaam, dove vengono vendute per lavorare come domestiche, in alcuni casi per soli 20.000 scellini (20 dollari). “Quando troviamo queste ragazze – spiega Justa Mwaituka – cerchiamo di collaborare con i comitati locali di riconciliazione, formati da stimati membri della comunità, per individuare e smantellare i centri di reclutamento da cui provengono. Questa è vera e propria schiavitù, e la cosa peggiore è che i suoi perpetratori sono i genitori”.
Anche altre organizzazioni sono attive in tutto il paese per aiutare questi bambini. Il Trade Union Congress of Tanzania, la Tanzanian Media Women's Association e il dipartimento governativo dei Servizi di Informazione, conosciuto come Maelezo, sono alcune delle realtà impegnate in difesa dei diritti dei bambini. Nella città nord-orientale di Arusha, una Ong, Good Hope, aiuta a sottrarre i bambini dalle miniere di tanzanite dell’area di Mererani, mentre nella città di Iringa, nella parte centro-meridionale del paese, il Youth Development Centre organizza varie attività contro il lavoro minorile.
Nonostante gli sforzi compiuti da queste organizzazioni, centinaia di migliaia di bambini vengono però arruolati nell’agricoltura commerciale e nel settore estrattivo, a causa soprattutto della povertà, della mancanza di istruzione e dell’impatto del virus dell’Hiv/Aids. La povertà, inoltre, ha spinto molti bambini a mentire ai datori di lavoro riguardo alla loro vera età pur di ottenere lavori che solo gli adulti potrebbero svolgere. Questi bambini, di conseguenza, fin

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