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A Capodarco Padre Kizito racconta l'Africa: ''In un'economia disastrata comunicare è un lusso''

01 dicembre 2003

CAPODARCO DI FERMO (AP) - Raccontare l’Africa dal di dentro, perché la comunicazione possa costituire per questo continente uno strumento di sviluppo e di emancipazione dal dominio anche culturale dell’occidente: ci prova da oltre un ventennio padre Kizito Sesana, missionario comboniano e giornalista fondatore dell’agenzia Africanews (da ottobre on line come www.newsfromafrica.org), intervenuto al X Seminario Redattore Sociale nella comunità di Capodarco di Fermo.
“Uno dei motivi per cui l’Africa è sottosviluppata – dice Kizito - è che in Africa non si fa comunicazione se non dall’esterno, perché in un’economia disastrata comunicare è un lusso”. Problemi con le linee telefoniche, carenza di giornalisti adeguatamente formati ma anche chiusura della Chiesa a metà anni novanta, quando si è concentrata sul processo di inculturazione e ha silenziosamente appoggiato i “vecchi poteri”: queste le concause di un’arretratezza comunicativa, secondo padre Kizito che da Nairobi dirige una delle quindici radio principali dell’Africa “che non sfigurerebbe a Milano o a Londra” e cerca di dar voce ai bambini di strada o ai tantissimi malati di Aids che ogni giorno accompagna nel duro percorso verso la morte, ma anche alle mille sfaccettature di un continente “dove esiste una società civile molto vivace ma troppo frammentaria per riuscire ad avere un peso”.
Secondo il prete-giornalista il vero problema dell’Africa non sta in Africa: più che le tecnologie che mancano, ad affossarla nel limbo della subalternità è un approccio tutto occidentale che “non vuole ascoltare ciò che gli altri hanno da dire. Nella cultura europea c’è un profondo razzismo verso l’Africa e gli africani. Non si crede che i giornalisti africani siano altrettanto validi di quelli occidentali. Chi parla, negli articoli o nei servizi televisivi sull’Africa, non è mai africano: si intervista l’operatore umanitario, il missionario italiano mentre l’africano può solo fare da sfondo, è un tocco di ‘colore’. Con questo tipo di approccio si evidenzia sempre la nostra superiorità: parlando di fame, di guerre si sottolinea continuamente come i popoli dell’Africa siano primitivi e selvaggi”. “Se vogliamo veramente ascoltare gli altri – conclude Kizito – dobbiamo cambiare mentalità”. (ip)

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