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La Tanzania crea un’alleanza tra gli ospedali e i guaritori tradizionali per combattere le infezioni associate al virus

05 gennaio 2004

In esclusiva da News from Africa
LA VISTA evoca immagini occidentali stereotipate della medicina tradizionale africana. Un’enorme pentola è appoggiata su carboni ardenti, ribollendo e spargendo nell’aria un odore pungente di erbe miste. Un’occhiata all’interno rivela varie strisce di vegetazione, delle radici e alcuni brandelli di corteccia cotti in un liquido marrone. Poi un uomo anziano immerge un barattolo di latta, che funge da mestolo, nel miscuglio, ne versa un po’ attraverso un setaccio e lo lascia a raffreddare in un secchio di plastica.
I conti, però, non tornano del tutto. L’anziano, un guaritore tradizionale di nome Mohammed Kasomo, ha il soprannome giusto per il tipo di lavoro che svolge, “Bongo Mzizi”, che in swahili significa “Il genio delle radici”, ma lavora in un ospedale moderno e indossa abiti firmati di seconda mano. Questa fusione tra tradizione e modernità avviene a Tanga, una regione a nord-est sulla costa della Tanzania, dove il Tanga Aids Working Group ha associato alle consultazioni volontarie e ai metodi di analisi moderni il sapere dei guaritori locali nel trattamento di infezioni opportunistiche legate al virus dell’Hiv/Aids.
Tanga è una regione in cui la fiducia nelle medicine tradizionali continua a essere radicata. Questo atteggiamento non è affatto sorprendente, se si considera che, in base alle stime degli operatori sanitari, nella zona i medici sono in media uno ogni 33.000 abitanti, mentre c’è un guaritore tradizionale ogni 156 persone. La partnership di Tanga si è però sviluppata perché i medici erano preoccupati dal numero dei casi trattabili che venivano gestiti dai guaritori tradizionali e raggiungevano l’ospedale solo quando era troppo tardi per salvare i pazienti.
“L’idea è venuta da alcuni dottori tedeschi che stavano lavorando in quest’area all’interno dei team sanitari di distretto – ha spiegato Samuel Mtullu, il medico che coordina il progetto dell’Aids Working Group – Il problema era che molte persone che soffrivano di disturbi trattabili sceglievano di rivolgersi ai guaritori tradizionali prima di arrivare in ospedale. Molti sono morti, perciò i medici tedeschi hanno deciso di avviare una collaborazione tra l’ospedale e i guaritori”.
Il collegamento tra questa collaborazione e la lotta all’Hiv/Aids è stato fatto dopo che Bongo Mzizi ha notato la somiglianza tra le infezioni patite dalle persone colpite dall’Aids e quelle che stava trattando. Ha chiesto di avere la possibilità di usare le sue erbe per curare i malati di Aids e, in un breve arco di tempo, i pazienti hanno ripreso ad avere appetito, sono aumentati di peso e sono stati colpiti da meno infezioni.
“Le tre erbe originali erano “Mohogora”, per aumentare l’appetito e abbassare la febbre, “Mkusu”, per le infezioni cutanee, e “Mvuti”, che viene utilizzata per lenire i disturbi addominali – ha spiegato Bongo Mzizi – Ma in seguito ne abbiamo trovata un’altra, “Zingiri”, che applichiamo localmente per curare i funghi orali e vaginali. E funzionano bene, tanto che il nostro rammarico maggiore è che queste persone tornano ad avere troppa fame e diventa costoso riprendere a mangiare”.
Le erbe sono confezionate in polvere. Ogni due settimane circa 700 pazienti che ricevono il trattamento si recano in ospedale per ritirare le loro dosi e le portano a casa, dove le erbe vengono bollite in un tè. Finora sono almeno 4.000 le persone trattate dall’Aids Working Group e, anche se non stanno curando l’Aids, gli operatori sanitari sottolineano che si registrano miglioramenti significativi negli standard di vita dei pazienti.
“Molti pazienti stanno ottenendo un sollievo da queste medicine – ha sottolineato Justin Nguma, uno specialista dell’Hiv/Aids con più di 20 anni di esperienza in Tanzania – Non sappiamo esattamente da cosa derivi questo sollievo, ma sono in corso delle ricerche e a breve saremo in grado di saperlo con certezza”.
Allo stesso modo, nel 2002 il Programma delle

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