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Il personale sanitario in fuga dal Ghana. Pazienti per ore in coda prima di essere visitati

19 gennaio 2004

In esclusiva da News from Africa
SONO LE 11,30 DEL MATTINO al policlinico di La, un sobborgo della capitale del Ghana, Accra. Emmanuel Addo, un disoccupato di 63 anni, è il paziente numero 30 in coda alla fila e attende di essere visitato da un dottore per un check-up di routine. E’ arrivato al policlinico tre ore prima, alle 8,30. “Una volta lavoravo come marinaio, ma sono stato licenziato 19 anni fa, quando la compagnia per cui lavoravo è fallita e ha venduto tutte le sue navi – spiega – Adesso dipendo da mia moglie. A seconda di quanto scorrerà veloce la fila, potrei riuscire a vedere il dottore entro l’una o le due del pomeriggio”.
Il policlinico di La, equivalente a un ospedale distrettuale, è una delle numerose strutture sanitarie ghanesi di proprietà del governo. Questi impianti provvedono a quasi tutte le esigenze sanitarie della popolazione e indirizzano i casi più gravi, come gli incidenti o gli interventi chirurgici più complessi, agli ospedali regionali più grandi, come il Korle-Bu di Accra o l’Okonfo Anokye di Kumasi. “Non posso permettermi di andare in una clinica privata, dove i tempi di attesa sono ridotti, per il semplice fatto che non potrei pagare il conto – aggiunge Addo – Avrei lasciato il mio destino a Dio, se non soffrissi di una seria indisposizione. Perciò non mi resta che attendere delle ore in fila per poter vedere il dottore”.
Attese di questo tipo in un ospedale governativo del Ghana, e ultimamente anche in alcune cliniche private, possono essere descritte come un lungo e difficile travaglio. I pazienti devono passare diverse ore in coda prima di essere visitati e, a parte le medicazioni di base, ottengono solo delle ricette per acquistare le medicine da farmacisti privati.
“Me ne sarei già andata, ma ho scelto di rimanere in Ghana a causa della mia famiglia: sono sposata e ho due bambini di tre anni e 10 mesi – ha spiegato un’infermiera 33enne che lavora da tre anni al policlinico di La e ha preferito rimanere anonima – Alcune delle mie colleghe infermiere che lavorano già in Gran Bretagna mi hanno chiesto di raggiungerle. Lo stipendio è buono e mi dicono di trovarsi bene. Se le condizioni non miglioreranno, partirò anch’io, ma non voglio andarmene per sempre. Voglio solo andare là, lavorare per qualche anno, mettere un po’ di soldi da parte e tornare in Ghana”. Anche i pazienti sono convinti che il problema principale sia rappresentato dalle condizioni di lavoro dello staff medico. “Il governo deve migliorare le condizioni di servizio dei nostri operatori sanitari – ha sottolineato Addo – in modo che possano restare qui a prendersi cura di noi pazienti”.
Felicia Bart-Plange, una dottoressa che lavora alla clinica, ha precisato comunque che, nonostante le difficoltà del settore medico, resterà a lavorare in Ghana. “L’esodo degli operatori sanitari verso l’estero ha messo sotto pressione il nostro staff per continuare a garantire servizi medici adeguati, ma non c’è nulla che possiamo fare – spiega – Alcuni di noi dovranno restare per fornire questi servizi. Io sono troppo vecchia per lasciare il paese. Lavoro da 33 anni e sto per andare in pensione. Quando eravamo giovani e appena usciti dalle scuole di medicina, le nostre condizioni di lavoro erano assolutamente accettabili. Ci venivano assegnati dei bungalow in cui alloggiare e potevamo anche ottenere dei prestiti per acquistare l’auto. Ora, però, le cose sono cambiate”. (Traduzione di Simone Ramella)

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