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Angola: a 2 anni dalla fine della guerra civile, milioni di profughi non possono ancora fare ritorno a casa. Quelli che ci provano, si imbattono in violenze e minacce

02 febbraio 2004

In esclusiva da News from Africa
Dopo tre decenni segnati da centinaia di migliaia di morti e dalla fuga della popolazione civile, nel febbraio 2002 la morte di Jonas Savimbi, leader delle forze ribelli della National Union for the Total Independence of Angola (Unita), ha portato il 4 aprile dello stesso anno alla firma del cessate il fuoco, che ha messo fine al sanguinoso conflitto.
Un rapporto, intitolato “Struggling through peace” e pubblicato nell’agosto del 2003, sottolinea che, a un anno dalla firma dell’accordo di pace, più di due milioni di profughi interni e circa il 25 per cento dei rifugiati fuggiti all’estero avevano già fatto ritorno alle loro località di origine. La maggioranza di chi è stato costretto ad andarsene a causa della guerra, però, rimane in esilio, in campi di transito o di soggiorno provvisorio. Purtroppo, il ritorno dei profughi interni, che spesso non possono contare su nessun tipo di assistenza formale, ha provocato centinaia di morti e di feriti, dovuti innanzitutto alla presenza diffusa di mine in Angola.
Secondo il rapporto, molti rifugiati, e in particolare quelli che avevano trovato rifugio nella Repubblica Democratica del Congo e in Zambia, hanno fatto ritorno in Angola spontaneamente, con le proprie limitate risorse. Alcuni di loro, quando hanno attraversato frontiere e posti di blocco, hanno subito delle estorsioni. Altri sono annegati mentre tentavano di guadare dei fiumi in piena.
Il rapporto aggiunge che nelle zone di confine donne e ragazze sono state vittime di stupri e di altre forme di abuso sessuale. Purtroppo, le condizioni basilari per accogliere le persone che fanno ritorno alle proprie località di origine non sono ancora state attivate. Le autorità hanno destinato le poche risorse disponibili in primo luogo all'assistenza degli ex combattenti e, in misura minore, ai profughi interni.
Questo rapporto è basato su una ricerca condotta nel marzo e nell'aprile 2003 da Human Rights Watch, un'organizzazione umanitaria con sede a New York. I ricercatori di Human Rights Watch hanno intervistato più di 50 profughi, rifugiati ed ex combattenti nei centri di transito e nei campi di Bengo, Bengo II e Bituma, nella provincia di Uíge, e in quello di Cazombo, nella provincia di Moxico.
I ricercatori hanno condotto anche 21 interviste con le agenzie delle Nazioni Unite coinvolte, con Ong (Organizzazioni non governative) e altre organizzazioni, tra cui l'Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu (Unhcr), l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha), il Fondo per l'Infanzia (Unicef), il World Food Programme (Wfp), Oxfam – GB, Goal, African Humanitarian Aid (Aha), Medici Senza Frontiere – Spagna, Medici Senza Frontiere –Belgio e il Jesuit Refugee Service (Jrs).
Il rapporto ha come sfondo quasi tre decenni di guerra civile in Angola. In questo periodo, circa un milione di persone sono state uccise, 4,1 milioni disperse in varie zone del paese, e 400mila costrette a fuggire nelle nazioni confinanti, Zambia, Congo Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo e Namibia.
“Durante la guerra civile – sottolinea il rapporto – sia il governo che l'Unita hanno commesso abusi diffusi contro la popolazione civile. Questi abusi hanno incluso violenze fisiche e sessuali, stupri, mutilazioni, l'arruolamento forzato, il rapimento di donne e ragazze, saccheggi ed esecuzioni extra giudiziali. Nelle aree sotto il loro controllo, le truppe dell'Unita hanno sistematicamente costretto i civili a lasciare le proprie case e ad abbandonare i luoghi di origine. Spesso veniva loro proibito di portare con sé i propri averi e in molti hanno percorso parecchie centinaia di miglia per raggiungere luoghi sicuri. Non avendo portato con sé vestiti, cibo o medicine, però, molti sono morti lungo il cammino o sono sopravvissuti a stento alla malnutrizione, ai traumi provocati dalle mine e alle malattie”.
Secondo quanto affermato dal r

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