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Dagli studenti di un istituto professionale protesi dentarie gratuite per i detenuti del Don Bosco

11 febbraio 2004

PISA - Se ho mal di denti vado dal dentista. Se sono un detenuto non è così facile, a cominciare dal percorso che devo intraprendere per riuscire ad ottenere una visita, senza considerare i costi non indifferenti di specifici interventi. I detenuti della Casa Circondariale Don Bosco di Pisa da qualche anno dispongono di un aiuto in più. Grazie ad un apposito protocollo d’intesa siglato nel 2000 tra Istituto penitenziario, Ente Provincia, azienda Usl, e Istituto professionale Fascetti, gli studenti del corso di odontotecnica realizzano protesi dentarie per gli ospiti del Don Bosco che necessitano di interventi all’apparato masticatorio. Le classi 4° e 5° dell’Istituto – i ragazzi più vicini al diploma e quindi all’inserimento nel mondo del lavoro – uniscono la necessità di fare pratica all’opportunità di rendersi utili e, piuttosto che lavorare su casi ipotetici, raccolgono le richieste dei detenuti. Un’operazione che “ha una valenza duplice – spiega l’Assessore provinciale alle Politiche Sociali Manola Guazzini – consente di evitare lo spreco di materiali comunque utilizzati nel laboratorio della scuola per le esercitazioni e allo stesso tempo dà al lavoro dei ragazzi uno spessore civico e sociale, contribuendo alla tutela della salute della popolazione carceraria per un problema – quello della fornitura di protesi – caratterizzato da costi elevati”. Uno specialista incaricato dall’azienda Usl fa da tramite tra il penitenziario e gli studenti, raccoglie le richieste presentate dai detenuti ed entra in diretto contatto con loro per le visite preliminari, “che richiedono, tra le altre cose, il rilevamento delle impronte dentarie – spiega Orlando Olmo, responsabile area educativa al Don Bosco. Tutti i dati raccolti vengono poi elaborati ed inviati agli studenti, che in laboratorio provvedono ad eseguire le richieste. Dal 2000, anno dell’avvio del progetto, hanno realizzato circa 60 protesi, cercando di soddisfare un numero considerevole di richieste. I “clienti” sono principalmente persone di 50 anni, ma non mancano casi in cui si rende necessario un intervento di questo tipo anche su persone più giovani, e si tratta in genere di ragazzi con problematiche di tossicodipendenza. La tendenza è quella di privilegiare ovviamente chi ha maggiore bisogno e chi ha una situazione finanziaria più a rischio. Quando il lavoro al laboratorio è concluso, la Usl provvede a consegnare le protesi direttamente al carcere.” La Provincia contribuisce assicurando alla scuola le risorse per sostenere le spese d’acquisto delle materie prime e delle strumentazioni, anche di carattere informatico, occorrenti per realizzare le protesi. E il funzionamento dell’iniziativa è stato periodicamente verificato in questi anni con incontri semestrali tra tutti i soggetti promotori. E dato che l’esperimento funziona, proprio nei giorni scorsi l’accordo è stato riconfermato per i prossimi due anni. (sm)

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