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Sono oltre 2000 gli alunni stranieri nelle scuole dell'obbligo di Firenze (10% del totale) e ben 118 i paesi rappresentati, Cina e Albania in testa. L'esperienza dei centri alfabetizzazione in un convegno nazionale

25 febbraio 2004

FIRENZE - Ai bambini di Firenze basta andare a scuola per conoscere il mondo. Sono ben 118 i paesi – Cina ed Albania in testa – portati in aula dagli alunni stranieri degli istituti elementari e medi sul territorio comunale. Un nutrito gruppo di 2138 studenti su un totale di 21.104, oltre il 10% dunque dell’intera popolazione fiorentina della scuola dell’obbligo. Una percentuale significativa, nettamente superiore a quella italiana che oscilla, in un paese con 250mila bambini stranieri, tra una presenza nella scuola dell’obbligo vicina al 3% nelle regioni del Sud e nelle province costiere, e oltre il 6% nelle grandi città dell’interno.

Saranno proprio questi studenti al centro del Convegno nazionale “Se la scuola incontra il mondo”, in partenza domani, fino a venerdì 27, nel capoluogo toscano presso il Convitto della Calza. L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze e dall’Anci Toscana, con il patrocinio del Miur, nasce sulla base di una riflessione: la pluralità delle lingue e delle culture non deve più essere vista come un’emergenza o un fenomeno inaspettato. L’ormai nota “ ‘interculturalità’ ed il plurilinguismo – si legge nella nota di presentazione – sono un fatto costitutivo della società e della scuola, e rappresentano così sfide quotidiane da gestire con modalità e strumenti collaudati”.

Ecco quindi tre giorni di esperienze, modelli e prospettive, “un’occasione per conoscere metodologie, strumentazioni, progetti innovativi attuati in questi ultimi anni in Toscana e nelle altre regioni d’Italia, prendendo spunto dall’esperienza realizzata dallo stesso Comune di Firenze che si pone come osservatorio privilegiato”. E’ attivo già da quattro anni infatti nella città toscana il progetto “Viaggio negli alfabeti – La rete dei Centri di Alfabetizzazione in L2 (italiano come seconda lingua, ndr)”, avviato come sperimentazione nell’a.s. 2000/2001 in seguito ad un protocollo d’intesa tra il Comune di Firenze e l’allora Provveditorato agli Studi. I Centri di alfabetizzazione, tre sul territorio cittadino, si sono rivelati alleati preziosi dell’inserimento di centinaia di alunni stranieri, strumenti fondamentali per agevolare l’apprendimento dell’italiano, e allo stesso tempo coltivare i linguaggi di provenienza grazie a gruppi di operatori qualificati. Una via efficace anche per combattere l’abbandono scolastico, ed arricchire le scuole di culture e saperi da tutto il mondo.

Nell’anno scolastico in corso sono 604 i bambini che frequentano i centri “Giufà”, “Ulysse” e “Ghandi”, mettendo insieme ben 44 nazionalità diverse, in primo piano, tra gli altri, cinesi (39%) e rom (16%), a seguire albanesi (9%), rumeni (6%), marocchini (5%), filippini e peruviani (4%). Sono stati attivati anche laboratori di approfondimento della lingua di base, in particolare cinese, con docenti bilingue. Sono oltre 230 gli interventi di mediazione linguistica condotti, centrati soprattutto su cinese, arabo, albanese e rumeno; gli interventi per facilitare l’acquisizione della seconda lingua sono stati inoltre affiancati da iniziative complementari, come i percorsi per la valorizzazione delle lingue d’origine delle comunità straniere più diffuse negli istituti ed i corsi di formazione per insegnanti e operatori, oltre a servizi di mediazione tra famiglie straniere e scuola.

Il Convegno, dopo l’introduzione del Sindaco di Firenze e Presidente dell’Anci Leonardo Domenici, e dell’Assessore alla pubblica istruzione Daniela Lastri, lascerà spazio agli interventi di sociologi, giuristi, educatori e rappresentanti dei centri interculturali sul territorio italiano. Non mancheranno le testimonianze dirette di studenti stranieri, e la riflessione si estenderà anche alla questione delle differenze in termini di fede, a partire dalla scuola della comunità islamica a Firenze per arrivare alle scuole interreligiose di Sarajevo. (sm)

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