:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

All'International Federation of Journalists il premio ''Città di Siena'' per la libertà di stampa nel mondo. Aidan White: ''Otto aprile, Giornata mondiale di protesta in ricordo di oltre 30 giornalisti uccisi in Iraq''

01 marzo 2004

SIENA - "Il prossimo 8 aprile – un anno esatto dall’attacco Usa contro l’Hotel Palestine, sede della stampa estera a Baghdad – sarà una giornata internazionale di lutto e protesta per non dimenticare le oltre 30 persone, tra giornalisti ed operatori dei media, uccise in Iraq dall’inizio del conflitto nel marzo scorso”. Un messaggio forte quello che viene da Aidan White, Segretario generale dell’International Federation of Journalists (Ifj, la più grande organizzazione di giornalisti al mondo, attiva dal 1926 in rappresentanza di oltre 500mila persone in più di 100 paesi), vincitrice della quarta edizione del Premio giornalistico internazionale “Città di Siena” per la libertà di stampa nel mondo, realizzato dall’associazione “Informazione Senza Frontiere” con il patrocinio del Comune e della Banca Monte dei Paschi di Siena.
La cerimonia di consegna si è svolta venerdì nella splendida Sala del Mappamondo del Municipio senese, alla presenza tra gli altri dell’assessore alla Comunicazione della Regione Toscana Chiara Boni, giornalisti inviati di guerra, Roberto Reale, docente della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova e autore di “Non sparate ai giornalisti”, Franco Siddi e Paolo Serventi Longhi – Presidente e Segretario generale Fnsi. Un premio pensato per fotografare di anno in anno lo stato di fatto del diritto alla libera espressione nel mondo (su 186 paesi alle Nazioni Unite sono poco più di 30 quelli che si fanno portatori di standard adeguati), cogliere le esperienze più significative verso una tutela effettiva del lavoro dei giornalisti, riflettere sui condizionamenti che troppo spesso limitano il ruolo dei media. Un premio che quest’anno scava, com’era forse inevitabile, nella realtà dei giornalisti inviati nelle aree di guerra, in Iraq come in tanti altri luoghi caldi del mondo.

“Nelle zone dei conflitti armati i giornalisti si assumono rischi enormi – ha commentato White – è sempre più difficile il loro lavoro, perché ormai la concorrenza tra i media è altissima, e predomina la cultura delle ‘breaking news’, per cui si deve essere sul posto in tempo reale, produrre in fretta il reportage, aggiudicarsi le immagini più spettacolari”. Oltre mille persone, giornalisti ed operatori dei media, hanno perso la vita negli ultimi 10 anni, “vittime delle pressioni dei governi, della criminalità e di interessi potenti. Ogni giornalista che muore si sacrifica in nome della democrazia, noi chiediamo giustizia ma raramente vengono fuori le responsabilità, perché troppo spesso la cultura dell’impunità e del silenzio non lo permette. E’ qui che invece si deve mostrare rispetto per questa professione e portare avanti azioni concrete per garantire maggiore sicurezza”.
Un esempio in questo senso è “Live News”, Guida alla sicurezza dei giornalisti, traduzione italiana, a cura di Informazione Senza Frontiere, del volume realizzato dall’Ifj e orientato a fornire indicazioni su quello che le organizzazioni, i governi e gli stessi giornalisti possono fare. Certo non aiuta rilevare che “diminuisce l’investimento delle aziende editoriali a tutela della sicurezza, a vantaggio del guadagno commerciale che sta dietro un’esclusiva”. E’ per contrastare questa ottica, e creare una cultura della sicurezza, che nel 2003 – in occasione della Giornata Onu per la libertà di stampa, il 3 maggio – l’Ifj ha lanciato l’INSI (International News Safety Institute), organismo costituito da organizzazioni, associazioni internazionali di media, network tra cui Cnn, Reuters, BBC, uniti per promuovere una buona pratica della sicurezza attraverso addestramenti, attrezzature adeguate e forme di assistenza, per gli staff come per i freelance.
“Perché i media italiani non hanno ancora aderito a questo movimento? – ha domandato White –la questione della sicurezza è fondamentale per la democrazia, è un fatto che ancora siamo in attesa di spiegazioni concrete sulla morte di Raffaele Ciriello (fotoreporter italiano ucciso a Ramal

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa