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Nasce il primo ''Manuale di tiro con l'arco per non vedenti'' dall’esperienza decennale del gruppo di arcieri fiorentini

15 marzo 2004

FIRENZE – Dodici anni di impegno, passione e conquiste raccolti in un libro. E’ testimonianza della possibilità di andare oltre i propri limiti il “Manuale di tiro con l’arco per non vedenti”, opera unica nel suo genere a livello europeo, frutto della straordinaria esperienza del gruppo fiorentino di arcieri speciali. Il manuale, presentato sabato in Palazzo Vecchio, ripercorre le tappe dell’approccio a questa disciplina sportiva da parte di ragazzi non vedenti attraverso le parole di Cecilia Trinci, istruttore della Federazione Italiana Tiro con l’Arco (Fitarco) e guida del gruppo, ed è stato realizzato dall’assessorato allo sport del Comune di Firenze in collaborazione con l’associazione culturale-sportiva ‘Archetipo’ ed il comitato toscano Fitarco. Una prima sezione del libro – che vuole aiutare gli operatori a capire meglio come confrontarsi con i problemi – è dedicata alla storia del gruppo, per poi fare spazio a nozioni tecniche e metodologiche, al confronto con vari metodi usati nel mondo e a testimonianze dirette degli arcieri.

 

“L’idea è nata nel 1992 su proposta di Leonardo Terrosi, attuale Presidente regionale Fitarco e all’epoca allenatore della squadra giovanile toscana – racconta Cecilia – che mi ha coinvolta nell’iniziativa. Si è creato subito un contatto forte tra i ragazzi arcieri della squadra regionale ed un gruppo di non vedenti della stessa età, disposti a provare a tirare con l’arco ed a scambiare esperienze e competenze”. Nel corso degli anni il gruppo ha trovato una sua identità, sono cominciati i successi e le prime gare sperimentali, nel 2001 è arrivato il riconoscimento ufficiale come disciplina praticata dai non vedenti da parte della Federazione Italiana Sport Disabili e nel 2002 a Firenze si è laureata la prima campionessa italiana. E il regolamento prevede le stesse distanze stabilite per gli arcieri vedenti, 18 metri per le gare indoor, e fino a 30 all’aperto. Attualmente circa 10 persone sono parte stabile del gruppo, a livello agonistico o semplicemente nell’ottica di condividere tempo ed emozioni. 

 

Cosa c’è alla base di questa esperienza di successo? “Il concetto di fondo è questo: non è la mira, e dunque la vista, l'elemento principale – o comunque non il solo – su cui un buon arciere deve fare affidamento, bensì la corretta posizione, la sequenza di tiro, l’allineamento dei segmenti scheletrici, una buona coordinazione e un’armonia generale del movimento”. In questa ottica si può ribaltare completamente la prospettiva in cui siamo abituati a ragionare, e pensare che “senza la vista è possibile portare in primo piano tanti elementi normalmente trascurati dal concentrarsi sulla mira. E arrivare a dire che il gesto tecnico può migliorare moltissimo senza le ‘distrazioni’ offerte dal vedere. Questo significa ribaltare l’approccio all’handicap e far si che chi non vede possa fornire informazioni e competenza a chi vede”. Nasce da qui anche il rifiuto dell’idea di sostituire la vista con congegni di vario tipo, e quindi la scelta dell’arco ‘nudo’ “in ‘stile libero’,  senza mirino e ausili meccanici o elettronici. In questo modo si cerca di portare in primo piano non la prestazione ma l’arciere e le sue capacità.

 

Certamente le difficoltà saranno maggiori e i tempi di apprendimento più lunghi, ma anche i risultati più soddisfacenti p

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